Leggerezza

C’è una leggerezza ‘dannosa’ e una leggerezza ‘buona’.
E’ capitato che escursionisti morissero in montagna
per essersi con leggerezza avventurati in scalate
impegnative privi della necessaria preparazione e attrezzatura.
Capita che, per leggerezza, non si valutino a sufficienza i rischi
di una certa operazione, di una certa decisione, e poi ci si trovi
in difficoltà e nei guai. Quanta leggerezza alle volte nel parlare!
Non si considera che cosa le parole possano provocare nella
mente e nell’animo di chi le sente. Regola d’oro, per non parlare
con sbagliata leggerezza, è tenere conto delle dieci ‘p’: “Prima
pensa, poi, parla, perché parole poco pensate portano pena”.
Troppe cose si fanno con eccessiva leggerezza, senza dare a
esse l’importanza che hanno; e troppe cose si omettono per
leggerezza, considerandole banali, mentre banali non sono: un
sorriso, una parola buona, un ‘Ti voglio bene!’, un piccolo gesto
che dice che di quella persona ci si ricorda, un servizio… non
sono cose banali; sono cose importanti, capaci di conservare e
tenere vivo un rapporto.
Anche nei confronti di Dio, alle volte, ci si comporta con
‘cattiva’ leggerezza ; non si tiene conto a sufficienza di ‘chi’ egli
sia, lo si prega poco, lo si tiene presente nella propria vita solo a
intermittenza, non gli si rende l’onore che gli spetta, si dà poca
importanza alle offese che gli si arreca.
E ‘leggeri’ in senso non buono si può essere anche nei
confronti di se stessi, quando non ci si pone le domande
grandi della vita, si vive alla giornata senza dare importanza al
tempo, senza riempirlo d’impegno e di opere buone, pena poi
rammaricarsi d’avere ‘perso tempo’… e la vita stessa.
Ma c’è una leggerezza ‘buona’, di cui tutti sentiamo il bisogno.
La vita è spesso pesante e faticosa: ci occorre ‘leggerezza’. Un
modo per non sentire la vita pesante più di quello che essa possa
essere, è ‘non voler tenere tutto sotto controllo’. Un gruppo
di giovani di Genova, qualche anno fa, fece stampare sulle
magliette che indossavano questa scritta: “Dio c’è. Non sei tu.
Rilassati”. Non è possibile tenere tutto sotto controllo, fare
sì che tutto vada secondo il proprio punto di vista e il proprio
modo di vedere le cose; le persone sono diverse l’una dall’altra,
hanno percorsi diversi, hanno doti e capacità differenti. Ci si
caricherebbe di una fatica impossibile! Papa Giovanni XXIII
si affidava a questo motto, che spesso egli si ripeteva, in latino:
Omnia vidère, multa dissimulàre, pauca corrìgere – “Vedere e
accorgersi di tutto, molte cose fare come se non le si avesse
viste e lasciarle andare, alcune, poche, correggerle”. Essere
aperti al ‘diverso’, agli imprevisti del cammino, rende la vita
meno pesante.
Un altro modo per rendere la vita leggera in senso buono è
fare del bene. È vero l’assioma che dice: “Fare del bene fa stare
bene”. Nel fare il bene la persona umana dà risposta a una sua
dimensione profonda, a come essa è fatta, a come il Creatore
l’ha fatta. Fare del bene decentra da se stessi, fa sentire meno il
peso di sè, perché fa pensare all’altro, e fa uscire la persona dal
proprio ‘io’. Fare del bene è un atto di tenerezza verso se stessi,
oltre che verso la persona cui si fa del bene.
E a rendere leggera in senso buono la vita è anche la fede. Il
sapere di essere conosciuti e amati da Dio, accolti da lui sempre,
benché imperfetti e peccatori; il poter mettersi in rapporto con
lui per ricevere forza, speranza, conforto, consolazione; il
sentirlo padre buono che non ci dimentica ma che si prende
cura di noi in ogni istante e tornante della vita; il sapere che
egli ci prepara una vita felice oltre questa vita terrena, e che
egli è sempre con noi per aiutarci, ci rende la vita ‘leggera’, ci
permette di respirare, in mezzo alle difficoltà e alle fatiche del
cammino.
C’è leggerezza e leggerezza. Evitiamo quella ‘dannosa’,
cerchiamo quella ‘buona’.

Don Giovanni Unterberger

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