Epifania del Signore (forma ordinaria)

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(Is 60,1-6   ;   Ef 3,2-3a. 5-6   ;   Mt 2,1-12)

Duomo di Belluno, 6 gennaio 2019

Sono tre i fili che costituìscono l’ordito del brano evangelico che abbiamo ora ascoltato, oltre al filo nascosto e sempre presente di Dio dentro la storia: un filo d’oro, un filo grigio e un filo nero.

Il filo d’oro è quello dei magi. I magi non solo portarono oro al nato Bambino, ma d’oro erano essi stessi, d’oro era il loro cuore. Partirono da regioni lontane al richiamo di una stella; una stella che non indicava loro pienamente e compiutamente il cammino, tant’è vero che a Gerusalemme dovettero chiedere: “Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei?”; ma partirono ugualmente; partirono con la luce che avevano, con la luce che vedevano, fiduciosi che alla meta sarebbero arrivati. D’oro è il cuore che si muove, il cuore che si mette in cammino e desidera.

Quei saggi d’oriente avevano intuito che era nato un re, un re importante, e vollero andare a trovarlo, ad ossequiarlo, a portargli i loro doni. Quel re era divenuto misteriosamente l’interesse del loro cuore. Un proverbio africano dice: “Ciò che il cuore desidera ardentemente mette le gambe in movimento”. D’oro potremo essere anche noi, se desidereremo il Signore, se faremo di lui veramente il nostro ‘bene’, se lo cercheremo e saremo disposti a faticare per trovarlo.

Il filo grigio del brano evangelico sono i sacerdoti di Gerusalemme. Il grigio è un colore ‘neutro’, non è né bianco né nero, è un colore, per così dire,‘indifferente’. L’indifferenza fu l’atteggiamento dei sacerdoti di Gerusalemme. Brutto atteggiamento! Avevano in mano le Sacre Scritture; ne erano i depositari e gli interpreti ufficiali, i primi, quindi, a poter capire dov’era nato il Messia, ma niente…; restarono indifferenti, restarono fermi a Gerusalemme. Gesù era nato poco più in là da loro, a Betlemme,  distante da Gerusalemme meno di dieci chilometri; ma a Betlemme non arrivarono; la loro indifferenza li trattenne. L’indifferenza blocca.

L’uomo può avere vicina, vicinissima a sé la salvezza, e non arrivarci; può avere vicino a sé un pozzo d’acqua viva e non attingervi; con la conseguenza di morire di sete. Dall’indifferenza ci liberi il Signore; dal non fare sufficiente tesoro della sua Parola, dei suoi doni, delle sue grazie, delle sue buone ispirazioni egli ci liberi! Ci dia invece un desiderio forte di muoverci verso di lui.

Infine il filo nero del brano evangelico è il re Erode. Brutto, terribile filo! Erode arrivò al punto di voler uccidere Gesù, di voler eliminare il Messia. Ai magi disse: “Informatevi accuratamente sul bambino e poi fatemelo sapere, perché anch’io vada ad adorarlo”. Parole false! Erode aveva un cuore malato. La sua malattia era l’avidità, la sete di potere, la paura di perderlo, il timore di un rivale; e una grande violenza dentro di sé. Sappiamo fin dove egli si spinse, fino a far uccidere i bambini di Betlemme.

Erode è un monito per noi, una sollecitazione a che guardiamo nel nostro cuore, a che rovistiamo in esso, per vedere se ci sono tracce di egoismo, di voglia di dominio sulle persone, di attaccamento a posizioni cui non siamo disposti a rinunciare e che fanno soffrire altri; se ci sono istinti di violenza. Un cuore non buono genera sofferenza e distruzione attorno a sé.

E fissiamo molto lo sguardo sul filo più bello, seppure nascosto, del brano evangelico: il filo di Gesù Bambino, che dalla stalla di Betlemme chiama e invita. Egli fa brillare sull’orizzonte del nostro spirito e della nostra vita una stella, la stella del suo amore, dell’essere venuto a trovarci, del voler essere la nostra gioia, il nostro conforto, la nostra luce sul cammino, la fedele presenza di tutti i giorni; ‘no’, allora, al filo nero di Erode, ‘no’ al filo grigio dei sacerdoti di Gerusalemme, ‘sì’ al filo d’oro dei magi, e ‘sì’a quello, più bello di tutti, di Gesù.

don Giovanni Unterberger

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