Domenica del Battesimo di Gesù (forma ordinaria)

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(Is 40,1-5. 9-11  ;  Tt 2,11-14; 3,4-7  ;  Lc 3,15-16. 21-22)

Duomo di Belluno, sabato 12 gennaio 2019

Poco tempo dopo che Gregorio XVI, nostro papa bellunese, fu eletto Sommo Pontefice, si recarono da lui alcuni Canonici del Capitolo della nostra Cattedrale e alcuni nobili della città di Belluno ad ossequiarlo e a congratularsi con lui per la grande nomina. Il papa ringraziò, ma aggiunse: “Il giorno più grande e più importante per me e per la mia vita non è stato quello in cui fui elevato al Soglio di Pietro, ma quello in cui, nel battistero di fronte al vostro duomo, fui battezzato: quel giorno diventai ‘figlio di Dio’.

In questa domenica la Chiesa ricorda il battesimo di Gesù, e ci invita a ripensare al nostro battesimo e a che cosa il battesimo sia. Il battesimo è grazia straordinaria! L’uomo, quando nasce, non nasce quale ‘figlio’ di Dio; nasce come ‘creatura’ di Dio. ‘Figlio’ di Dio l’uomo lo diventa nel momento in cui Dio immette in lui la propria vita. Col battesimo Dio pone nella creatura la propria  stessa vita, gli comunica se stesso, lo fa suo figlio adottivo, nella grazia dello Spirito Santo.

Il battesimo suppone la fede, cioè suppone che la creatura si apra a Dio e al suo dono, lo desideri, lo voglia. Tale atteggiamento è cosciente e posto di persona, nel caso dell’adulto che viene battezzato; è posto dalla comunità credente a nome del bambino, nel caso del battesimo dei piccoli. La fede, cioè l’apertura a Dio, è assolutamente necessaria ed essenziale; talmente necessaria ed essenziale che, se non ci fosse, il rito stesso del battesimo non produrrebbe alcun effetto. Ciò, d’altra parte, ci permette di dire che gli uomini appartenenti ad altre fedi e ad altre religioni che non conoscono Cristo, qualora si aprano ad un Essere superiore, così come possono pensarlo in base alla loro religione, ricevono ugualmente il dono della filiazione divina, pur senza il rito cristiano del battesimo. Dio infatti vuole rendere tutti gli uomini ‘figli suoi’, dare a tutti il dono della sua divina paternità.

“Il giorno in cui fui battezzato diventai figlio di Dio”, disse papa Gregorio XVI. Essere ‘figli di Dio’ è la grande dignità dell’uomo; dignità che lo eleva al di sopra della semplice natura umana; dignità che lo introduce nella vita trinitaria, nella vita che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo vivono tra loro fin dall’eternità; dignità che ci rende ‘familiari di Dio’: “non siete più stranieri né ospiti, ma concittadini dei santi e familiari di Dio”, dice san Paolo nella lettera agli Efesini (Ef 2,19); siamo figli “ e quindi anche eredi, eredi di Dio, coeredi di Cristo”, afferma ancora l’apostolo, nella lettera ai Romani (Rm 8,17); e san Pietro aggiunge: “eredi di una eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce, che è conservata per noi nei cieli dalla potenza di Dio” (1Pt 1,4-5).

Tutto questo opera e compie in noi il battesimo, oltre che renderci membri della Chiesa, parte del Corpo mistico di Cristo. Per questo capiamo perché papa Francesco abbia più volte invitato, nel corso delle sue Udienze generali del mercoledì, a conoscere la data del proprio battesimo, per poterlo annualmente celebrare e permettergli di continuare a produrre i suoi benefici effetti.

Il grande dono del battesimo, però, ci impegna; ci impegna a vivere secondo quanto ricevuto. Il battesimo ci dona la nobiltà di ‘figli di Dio’. Isaia profeta dice: “Il nobile si propone cose nobili e agisce sempre con nobiltà” (Is 32,8). Da ‘figli di Dio’, nobili, siamo chiamati a vivere in nobiltà, ad evitare tutto ciò che potesse abbrutirci, nell’anima e nel corpo; siamo chiamati a far sì che la somiglianza con Dio, dataci dal battesimo, si rafforzi sempre di più in noi; e noi possiamo essere sempre più simili al nostro Padre nostro che sta nei cieli in carità, in, purezza e in santità.

don Giovanni Unterberger

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