
clicca QUI per scaricare l’omelia
(2Re 4,42-44; Ef 4,1-6; Gv 6,1-15)
Sabato 21 luglio 2021, risalente a sabato 28 luglio 2012
I Vangeli ci raccontano di Gesù, e loro primo scopo è quello di farcelo conoscere. In particolare il Vangelo di Giovanni, da cui è tratto il racconto della moltiplicazione dei pani e dei pesci che abbiamo ora ascoltato, ha questa finalità: svelarci il cuore di Cristo.
Il Gesù che qui ci viene rivelato è un Gesù di gratuità, di somma gratuità. Una grande folla lo sta seguendo da tempo; è sera, il luogo è deserto; la gente ha consumato le provviste di cibo che aveva portato con sé e ha bisogno di mangiare. Gesù, senza che nessuno gli chieda nulla, prende l’iniziativa e dice: “Dove potremo comperare il pane perché costoro abbiano da mangiare?” Non fu necessario quel giorno comperare pane, perché Gesù stesso donò il pane; e lo donò con un gesto di piena gratuità.
Gratuito fu Gesù, che, senza essere richiesto, donò. Era il suo stile, fin da quando dall’alto del cielo, senza che nessun uomo avesse potuto pensare di richiederglielo, si incarnò e è venne sulla terra tra noi a salvarci. Quante volte Gesù nella sua vita fu gratuito! Perdonò i peccati al paralitico di Cafarnao senza esserne richiesto (Mt 9,1-8); guarì il paralitico alla piscina di Betesda senza che quel paralitico neppure lo conoscesse (Gv 5,1-18); si invitò di propria iniziativa a pranzo da Zaccheo per convertirlo (Lc 19,1-10); andò a ricuperarsi gli apostoli impauriti e rinchiusi nel cenacolo dopo la sua morte e risurrezione (Gv 20,19-29); e a riportare a Gerusalemme i due discepoli di Emmaus che stavano per abbandonare per sempre l’esperienza fatta con lui (Lc 24,13-35).
Gesù fu gratuito; in tal modo egli ci svelò il volto di Dio, di cui egli era Figlio e icona. Dio è gratuito: ci ha creati; ci dà il sole, la pioggia, l’aria; ci perdona di continuo i peccati a mano a mano che li commettiamo e che gliene chiediamo perdono; ci ha preparato e ci tiene in serbo una salvezza e una eredità nei cieli che neppure sospettiamo, da quanto grande e quanto ricca essa è (1Cor 2,9). Dio ci ama di amore gratuito! “Non siamo stati noi ad amare per primi Dio, ma è stato Dio ad amare per primo noi”, esclama stupito e riconoscente l’apostolo Giovanni nella sua prima lettera (1Gv 4,10).
Noi esistiamo, ci muoviamo e siamo nutriti da questa gratuità. Senza di essa noi saremmo perduti. Cosa sarebbe di noi senza la gratuità di Dio? Forse che possiamo comperare, pagare, meritare tutti i beni che egli continuamente ci dona? Forse che avremmo futuro se egli ci trattasse secondo le nostre colpe e i nostri peccati? (Sal 130,3). Non possiamo dimenticare la gratuità di Dio; usciremmo dalla verità delle cose. La verità è che noi siamo dentro una gratuità; e una gratuità abbondante, sovrabbondante! Gesù non moltiplicò i pani e i pesci di stretta misura, ma li moltiplicò oltre il bisogno e la necessità della gente: furono riempiti dodici canestri con i pezzi dei pani avanzati. Dio non dona mai di stretta misura. E’ sempre munifico, nobile, regale nei suoi doni.
Ma guardiamo bene questo Vangelo: in esso non c’è solo la gratuità di Gesù, ce n’è anche un’altra. Quest’altra gratuità rischia di rimanere dimenticata e come nell’ombra, perché più piccola e perché nascosta, ma è anch’essa molto importante: è la gratuità del ragazzo dei cinque pani e dei due pesci; anch’egli fu gratuito; si lasciò prendere di mano i cinque pani e i due pesci con cui egli avrebbe potuto sfamarsi e provvedere a se stesso, e lasciò che fossero portati a Gesù; egli restò a mani vuote, senza più il suo cibo. Ma quel suo gesto di gratuità permise a Gesù di compiere il proprio gesto di gratuità; dalla gratuità di quel ragazzo prese le mosse e si espresse la gratuità di Gesù.
Questo elemento, questo dato è molto bello; bello e impegnativo insieme. E’ bello perché ci dice che ogni nostro gesto di gratuità è un gesto che nelle mani di Dio può prendere e assumere proporzioni grandissime. Che possiamo sapere noi di che cosa può fare Dio nel cuore delle persone con un nostro gesto d’amore gratuito, non dovuto; con un gesto, ad esempio, di perdono; o con un aiuto dato a chi non se lo sarebbe mai da noi aspettato; o con l’offerta di una preghiera, di un sacrificio per chi nel mondo è nella prova, nella difficoltà, e ha bisogno di aiuto? Dio può fare grandi cose col nostro poco.
E poi la gratuità di quel ragazzo ci impegna, perché ci dice che l’agire buono e provvidente di Dio ha bisogno della nostra gratuità. Niente rende più possibile l’agire di Dio, e niente lo rivela di più al mondo, di un gesto di amore gratuito, perché Dio è amore gratuito. Nel nostro amore gratuito entra in azione l’amore gratuito di Dio, e Dio, col suo amore gratuito, salva. Col nostro amore gratuito noi permettiamo a Dio di salvare.
Seminiamo allora i giorni della prossima settimana di gesti di amore gratuito, ricordando che anche noi siamo dentro un amore gratuito dalle proporzioni infinite, l’amore gratuito di Dio.