1° Domenica d’Avvento 2015

( Rm 13, 11-14;   Lc 21, 25-33)

Belluno, Duomo e chiesa di s. Stefano 29 novembre 2015

Ci meraviglia che all’inizio di un nuovo anno liturgico la Chiesa ci offra come Vangelo un brano che parla della fine del mondo. Abbiamo sentito: “Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, angoscia di popoli per il fragore del mare e dei flutti; le potenze del cielo saranno sconvolte”. Come mai -ci domandiamo- la Chiesa ci parla della fine del mondo all’inizio di un nuovo anno liturgico, quando tutto dovrebbe parlare di vita, di nascita, di luce?

Per la verità, a leggere bene il brano, si vede che esso non parla propriamente della fine del mondo, ma di un mondo nuovo che nasce e che inizia da un mondo che muore. Ci ha detto Gesù: “Quando vedrete accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina e il Regno di Dio è alle porte”. Da un mondo vecchio che muore un mondo nuovo che nasce: è il senso preciso e vero dell’Avvento e del nuovo anno liturgico che oggi inauguriamo.

Un mondo vecchio deve cadere dalla nostra vita e da dentro di noi, per lasciare il posto a un mondo nuovo. Ci sono ‘sole, luna e stelle’ che devono ‘oscurarsi’ dentro di noi: devono oscurarsi dentro di noi i falsi ideali, i progetti sbagliati, gli idoli che costellano il cielo della nostra anima. Ci sono ‘potenze’ dentro di noi che devono ‘venire sconvolte’: devono venire sconvolte le potenze dell’egoismo, delle cattive passioni: l’orgoglio, l’avarizia, la lussuria, l’ira, l’accidia. Un mondo ‘vecchio’ deve cadere, e un mondo ‘nuovo’ deve sorgere. E’ l’impegno e l’invito del nuovo anno della Chiesa.

Lungo l’anno della Chiesa ci verranno proposti ed offerti i misteri della vita di Gesù: il mistero della sua nascita, della sua infanzia, della sua predicazione, della sua passione morte e risurrezione. Ci verrà offerto il dono dello Spirito Santo il giorno di Pentecoste. Ci verranno offerte le feste di Maria  e dei Santi. Sono mezzi e strumenti, doni di grazia, che costruiranno in noi il ‘mondo nuovo’.

“Rivestitevi del Signore Gesù Cristo”, esorta san Paolo: è il ‘mondo nuovo’ che deve nascere in noi. Il mondo nuovo che deve nascere in noi è Gesù stesso, è la persona di Gesù di cui rivestirci, fino a dire con l’apostolo: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20). Il ‘mondo nuovo’ verrà nel mondo e nella storia in proporzione e nella misura in cui Gesù sarà il ‘mondo’ dentro ogni uomo, nella misura in cui ogni uomo si sarà rivestito di lui. Io posso essere ‘mondo nuovo’ nel mondo, nell’ambiente in cui vivo, là dove sono.

L’Avvento in cui oggi ci inoltriamo, primo periodo del nuovo anno liturgico, ci dà due indicazioni per diventare ‘mondo nuovo’. La prima indicazione ce la offre col colore dei paramenti che il sacerdote oggi e per tutto l’Avvento indossa: il colore viola. Il colore viola richiama penitenza, mortificazione, vittoria sulle passioni. Per diventare ‘mondo nuovo’ è necessario combattere il ‘mondo vecchio’ che ci fosse ancora in noi; e di vecchio è il peccato,  ciò che sapesse di male, di egoismo, di cattiveria. Occorre vincere questo ‘mondo’; occorre buttarlo fuori; occorre distruggerlo. “Un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore”, dice san Paolo ai cristiani di Efeso che si erano convertiti a Cristo (Ef 5,8).

E la seconda indicazione che l’Avvento ci offre è quella di guardare a Gesù. L’Avvento è preparazione al Natale, è tempo proteso e affacciato sul Signore che nasce e che viene. L’Avvento è sguardo su Cristo. Vive bene l’Avvento colui che tiene davanti a sé, alla sua mente e al suo cuore, il Signore Gesù. “Si diventa ciò che si contempla”, disse un monaco certosino. E già sant’Agostino aveva detto: “Guardi la terra? diventi terra; guardi il Cielo? diventi Cielo”.  Noi possiamo dire: “Guardi Gesù? diventi Gesù”; guardi il ‘mondo nuovo’? diventi ‘mondo nuovo’ anche tu”.

In questo Avvento, allora, daremo particolare impegno al dominio di noi e particolare tempo alla preghiera, alla meditazione, alla contemplazione. Anno nuovo, ‘mondo nuovo’!

don Giovanni Unterberger

Questa voce è stata pubblicata in Omelie di Don Giovanni. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *