Domenica in Albis

Giovanni Francesco Barbieri detto Guercino – Incredulità di San Tommaso – 1621

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(At 5,12-16;   Ap 1,9-11a.121-13.17-19;   Gv 20,19-31)

Domenica 24 aprile, risalente al 7 aprile 2013

Con oggi termina il grande giorno di Pasqua, giorno solenne e prolungato, che per la Chiesa dura otto giorni, tutta una settimana. Dal giorno di Pasqua ad oggi noi siamo sempre rimasti nel “giorno della Risurrezione” di Gesù.

Durante questa settimana i Vangeli delle Messe, e anche quello di oggi, ci hanno presentato Gesù che appare ai suoi apostoli e alle persone della sua comunità. Lo hanno visto le donne al sepolcro; lo hanno visto i due discepoli di Emmaus; Gesù è apparso ad alcuni apostoli sul lago di Tiberiade; è apparso agli Unici nel cenacolo senza Tommaso, ed è riapparso agli Undici presente anche Tommaso.

E’ come dire: quando Gesù era vivo nel suo corpo terreno, prima della crocifissione, egli era presente solo in un determinato luogo e in un posto ben preciso; ora invece che è risorto, egli è presente dappertutto, può apparire e rendersi presente ovunque; può rivelarsi e apparire in ogni luogo e in ogni momento, a chicchessia, perché egli è l’eterno vivente, il “presente” ad ogni uomo e ad ogni donna. Prima era necessario che le folle e le persone andassero a lui, lo cercassero là dove egli era: a Nazareth, a Cafarnao, a Gerusalemme; ora è lui stesso che si muove e spontaneamente si accosta alle persone e le incontra là dove esse sono, là dove esse vivono e ove affrontano i propri concreti problemi della vita.

Gli apostoli faticano sul lago senza pescare nulla e Gesù appare loro e dona la pesca miracolosa; gli undici sono nel cenacolo e tremano per paura dei Giudei e Gesù si fa presente in mezzo a loro e li conforta, li rassicura e li libera da ogni timore; i due discepoli di Emmaus stanno abbandonando Gerusalemme perché delusi e amareggiati di come sono andate le cose e Gesù si fa loro visibile compagno di viaggio e li consola ricuperandoli alla speranza; Tommaso non riesce proprio a credere  e ad affidarsi alla testimonianza dei suoi amici che dicono che Gesù è risorto, ed egli, Gesù, gli si mostra vivo in carne ed ossa, con le piaghe delle mani, dei piedi e del costato aperte.

Gesù è l’eterno vivente, è il “presente”. L’antifona d’ingresso della Messa di Pasqua diceva così (è Gesù che parla e dice): “Io sono risorto, e sono sempre con te”, eco delle parola di Gesù nel Vangelo: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). Gesù prima di salire al cielo assicura gli uomini della sua presenza, della sua continua compagnia; egli, il risorto, è vivo ed è sempre con gli uomini. Questo è il grande frutto della Pasqua: un Dio risorto che è con noi. E la sua presenza non ci verrà più tolta.

Certo, è una presenza spirituale la sua; è una presenza invisibile e misteriosa, ma reale e vera. “Invisibile” non vuol dire fantasioso, inventato; “spirituale” non significa aereo, inesistente. Quante cose sono invisibili e spirituali e sono pienamente vere e reali. Chi, per esempio,  ha mai visto l’amore? chi ha mai visto e toccato la fiducia, la misericordia, il pensiero? Eppure queste realtà sono quanto mai vere e quanto mai autentiche: sono l’anima e il motore della storia.

Così anche Gesù: egli ci è presente. Alle volte gli apostoli e i discepoli lo scambiano per un fantasma; non lo sanno riconoscere subito; i due discepoli di Emmaus lo colgono come un viandante comune che li ha raggiunti sulla via; e Maria Maddalena lo crede il custode del giardino del Calvario… Anche i nostri occhi alle volte sono appesantiti, annebbiati, miopi. Non sanno “vedere”. Ma egli è con noi.

I Santi avevano viva questa fede e questa certezza; non si sentivano mai soli perché lui, il risorto, l’amico, il fedele, il consolatore, era sempre con loro. Il cristiano che ha celebrato la Pasqua ha acquistato questa certezza, si è aperto a questo dono: la sicurezza di una “presenza”.

Presente a me è il Signore nella gioia e nella sofferenza, nel dolore e nella preoccupazione per il domani, nella fatica e nel non senso dell’oggi, nell’angoscia di un fallimento e nella difficoltà che non riesco a superare, nella ruvidezza degli eventi e anche nel mio peccato. Sì, anche nel mio peccato, perché egli non mi abbandona mai, neanche quando ho peccato. Proprio oggi il Vangelo ci ha presentato l’apparizione di Gesù agli apostoli la sera di Pasqua: erano tutti peccatori quegli apostoli, perché l’avevano abbandonato e rinnegato durante la Passione. Ma Gesù si fa volentieri presente a loro: sono, in fondo, pur sempre i suoi amici! Egli li ha scelti, ha loro voluto bene e non saprebbe rinunciare ad essi. Dona loro lo Spirito Santo, che è lo Spirito del perdono.

Cristo è con noi. Nessuno si senta solo nella sua casa, nel suo lavoro, nel suo cuore, nel suo  presente e nel suo domani. Chiediamo al Signore che la grazia della sua presenza sia sempre più viva in noi, fino a diventare sensibile, perchè di questa presenza, al di là di ogni altra presenza umana, ha bisogno l’uomo. “Ci hai fatti per te -scrisse Sant’Agostino– e inquieto è il nostro cuore finchè non riposa in te”.

don Giovanni Unterberger

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