Gesù è vita (Omelia sul Vangelo della resurrezione di Lazzaro-Quaresima 2017

 

Ego sum resurrectio et vita

Gesù è vita; di fronte a lui la morte non resiste; il morto risorge. A Betania c’era un’aria pesante; in particolare in casa e nel cuore di Marta e Maria c’erano sofferenza e dolore: era morto il loro fratello, Lazzaro.

Gesù era stato più volte ospite in casa di Marta, Maria e Lazzaro nei periodi in cui dalla Galilea si recava a Gerusalemme per la festa di Pasqua e delle Capanne; Betania distava tre chilometri da Gerusalemme, e Gesù si ritirava volentieri in casa di quei tre amici a cui voleva bene. Il Vangelo dice espressamente: “Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro”. “Colui che tu ami è malato”, mandarono a dire a Gesù per avvisarlo che Lazzaro era grave. A risuscitare Lazzaro fu l’amore. Fu, sì, la potenza divina di Gesù, Figlio di Dio, ma fu insieme, e ancor più, l’amore. “Guarda come lo amava”, commentò la gente, vedendo Gesù scoppiare a piangere davanti alla tomba dell’amico.

L’amore è vita; l’amore dà vita; l’amore richiama in vita. Quanto più grande e forte è l’amore, tanto più esso è fonte di vita. Dio, che è infinito nell’amore, è capace di richiamare in vita anche dalla morte. E’ oggetto della nostra fede la risurrezione dei morti. Ogni volta che recitiamo il ‘Credo’ noi lo affermiamo: “Credo nella risurrezione dei morti e nella vita del mondo che verrà”. Dio-amore risuscita i morti. Gesù quel giorno lo dimostrò, lui che, con piena autorità di Figlio di Dio, disse a Lazzaro: “Lazzaro, vieni fuori!”, e disse: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno”.

Ma quante volte Gesù, nel suo amore, ci richiama in vita, ci dà vita già in questa vita! Ci ritiriamo nel silenzio di una chiesa, o di una stanza della nostra casa, prendiamo in mano il Vangelo e leggiamo…. leggiamo Gesù che dice: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e affaticati, e io vi ristorerò” (Mt 11,28); leggiamo Gesù che sgrida il vento e la tempesta sul lago, dice: “Taci, calmati!” (Mc 4,39), e la calma ritorna nel nostro cuore agitato; noi che ci sentivamo affaticati e oppressi sentiamo una nuova vita scorrere dentro di noi, un qualcosa che ci fa rivivere; dono dell’amore di Gesù, dono della parola di Gesù. La parola del Signore dà vita.

Ci inginocchiamo davanti al sacerdote, e diciamo con umiltà: “Padre, ho peccato”; compiamo il gesto del pubblicano al tempio che disse: “O Dio, abbi pietà di me peccatore” (Lc 18,13); e ci viene detto: “Coraggio, figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati; alzati e cammina” (Mt 9,2. 6), le parole di Gesù al paralitico; e noi ci sentiamo rivivere, avvertiamo fluire in noi una corrente di vita nuova, fatta di pace, di serenità, di sollievo; dono dell’amore di Gesù, dono del perdono di Gesù. Gesù dà vita già in questa vita.

E il Signore ci ha fatto un altro dono di vita: ci ha fatti capaci di amare. Noi, amando, diamo vita a nostra volta, facciamo vivere. Il bambino che si sente amato, custodito, protetto; il coniuge che si sente perdonato; il povero che si vede aiutato; l’insicuro che si sente rassicurato; l’infermo che si vede curato… avvertono vita dentro di sé, avvertono un aumento di vita.

L’apostolo Giovanni nella sua prima lettera ha un’affermazione molto forte, dice: “Chi odia il proprio fratello è omicida” (1Gv 3,15). L’odio uccide, cioè blocca la vita dentro chi si sente odiato; ma anche una parola dura, un giudizio cattivo, un’offesa, uno scoppio d’ira, una calunnia bloccano la vita in chi è fatto oggetto di tali cattivi comportamenti.

Gesù fece togliere la pietra che chiudeva la tomba di Lazzaro; egli vuole togliere anche ogni ‘pietra’ che pesa sulla nostra vita, e farci uscire, risorgere da ogni situazione dolorosa. Egli ci chiede di non essere a nostra volta ‘pietre’ per i fratelli, ma, con l’amore e con la bontà, essere invece per loro sorgente di vita, di speranza, di gioia.

Don Giovanni Unterberger

 

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