Ottava del Natale (forma straordinaria)

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(Ti 2,11-15;    Lc 2,21)

Belluno, chiesa di s. Pietro, 1 gennaio 2018

 

A otto giorni dalla nascita Gesù fu circonciso. Per Israele la circoncisione era un atto di religione importantissimo. Non circoncidere un bambino costituiva una disobbedienza grave nei confronti del Signore, che aveva voluto la circoncisione per Abramo e per i suoi discendenti (cfr Gn 17,8-12); era un escludere il bambino dall’amicizia e dall’alleanza con Dio. Al tempo della persecuzione del re pagano Antioco IV Epìfane, nel 175 a.C., gli ebrei continuarono a circoncidere i loro bambini sfidando il decreto del re, che ordinava l’uccisione dei bambini e delle loro madri, qualora i piccoli fossero stati circoncisi (cfr 1Mac 1,60-61).

Ma la circoncisione fisica poteva rimanere un segno solo esteriore, inciso nella carne, ma non giungente spiritualmente al cuore. Già il profeta Geremia aveva stigmatizzato questo pericolo, quando disse al suo popolo infedele al Signore: “Circoncidete il vostro cuore” (Gr 4,4). E san Paolo, nelle sue lettere, richiama fortemente ad una circoncisione autentica; dice agli ebrei: “La circoncisione è utile, sì, se osservate la legge; ma se trasgredite la legge, pur con la vostra circoncisione siete come i non circoncisi” (Rm 2,25).

La vera circoncisione è quella che riguarda il cuore, quella che tocca e cambia la vita. Il pericolo di una pratica religiosa formale, fatta di pratiche pur buone in se stesse, ma che resta formale, è un pericolo sempre presente e sempre in agguato per il credente. Nella Bibbia troviamo parole di forte condanna da parte di Dio di una religiosità solo esteriore, non sostanziata di vita. Dio dice nel libro del profeta Isaia: “Che m’importa dei vostri sacrifici senza numero offertimi al tempio? Sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di giovenchi; il sangue di tori e di agnelli io non lo gradisco. Quando venite a presentarvi a me, chi richiede a voi che veniate a calpestare i miei atri? Smettete di presentare offerte inutili, l’incenso è un abominio per me; noviluni, sabati, assemblee sacre: non posso sopportare delitto e solennità. Quando stendete le mani in preghiera, io allontano gli occhi da voi. Anche se moltiplicate le preghiere io non ascolto. Le vostre mani grondano sangue. Lavatevi, purificatevi, togliete il male delle vostre azioni dalla mia vista. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova” (Is 1,11-17).

Dio non è contro il culto (quanto lo chiede, e quanto lo ha indicato nelle sue forme!), ma vuole un culto che sia accompagnato da una vita buona, dall’impegno e dallo sforzo di fare la sua volontà, di vivere secondo la sua legge e praticare i suoi comandamenti. Gesù è chiaro: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Mt 7,21). Il culto che il credente celebra deve contenere il desiderio di crescere nel bene, un desiderio di conversione.

La vera circoncisone, dunque, è quella del cuore. Ci dia il Signore la grazia di una preghiera che non si esaurisca in parole, ma diventi vita.

don Giovanni Unterberger

 

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