Liberi in Cristo

Eravamo schiavi, sotto un pesante giogo. Tre terribili tiranni ci tenevano prigionieri, in loro potere: il peccato, la legge, la morte. Ma siamo stati liberati. Cristo ci ha liberati! Possiamo respirare e avere futuro.

Mi ha sempre fatto immensa impressione una pagina della Lettera di san Paolo apostolo ai Romani, che è tra le pagine più drammatiche che io abbia mai incontrato, e che è di un realismo che non esisterei a definire ‘crudo’; realismo crudo e, purtroppo, vero…

Scrive l’apostolo: “Io sono carnale, venduto come schiavo del peccato. Non riesco a capire ciò che faccio: infatti io faccio non quello che voglio, ma quello che detesto. Io so che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene: in me c’è il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Dunque io trovo in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. Infatti nel mio intimo acconsento alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un’altra legge, che combatte contro la legge della mia ragione e mi rende schiavo della legge del peccato, che è nelle mie membra. Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte?” (Rm 7,14-24).

San Paolo mette a nudo la nostra incapacità di evitare il peccato, la nostra incapacità di non commettere il male. Siamo segnati da una tale debolezza, da una tale tendenza a peccare, che tale tendenza, qual tremendo tiranno, ci piega continuamente a sé e ci porta a continue trasgressioni. Siamo schiavi del peccato!

La nostra esperienza conferma dolorosamente le parole di Paolo. Quante volte pecchiamo, e quanto ci sentiamo incapaci di non peccare! Siamo davvero schiavi di una forza cattiva presente in noi. L’apostolo Paolo si chiede: “Chi mi libererà da questo corpo di morte?” E risponde: “Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore!”, il quale mi libererà dal ‘corpo di morte’, dalla schiavitù del peccato (Rm 7,25).

Gesù ci libera dal peccato perdonandoci di continuo i peccati che commettiamo, in particolare attraverso il sacramento del perdono, la Confessione; e ci libera dal peccato rendendo sempre più debole in noi l’inclinazione a peccare, grazie alla sua grazia, in forza della sua forza, grazie alla nostra comunione con lui. Quanto più noi ci stringiamo a lui e ci uniamo alla sua persona, quanto più lo preghiamo, quanto più ci accostiamo ai sacramenti, tanto più egli ci affranca dalla tendenza al male. E noi veniamo liberati dal peccato.

Il secondo tiranno che tende a tenerci schiavi è la legge. Sulla vita di ciascuno sovrasta una legge; una legge che ci dice: ‘Devi fare il bene, devi evitare il male’. La legge in sé è buona, ma in fondo la legge è un tiranno; è qualcosa che comanda, che ordina, che tiene sotto il suo giogo. E non è bello vivere e camminare sotto il giogo di una legge, seppure buona. Noi siamo fatti per la libertà, non per osservare una legge! San Paolo ci dice: “Fratelli miei, voi, mediante il corpo di Cristo, siete stati messi a morte quanto alla legge, per appartenere a un altro, cioè a colui che fu risuscitato dai morti” (Rm 7,4). Cristo – dice san Paolo – unendoci a sé, morendo per noi sulla croce, e donandoci il suo spirito, lo Spirito Santo, ci ha ‘messi a morte’ riguardo alla legge, cioè ci ha liberati dalla legge, da ogni legge. In che senso? E in che modo?

Infondendo in noi lo Spirito Santo, Gesù ha immesso in noi l’amore; l’amore suo; l’amore con cui il Padre ama il Figlio e con cui il Figlio ama il Padre; l’amore con cui Dio stesso ama; l’amore che è lo Spirito Santo. Animati da questo amore, noi facciamo il bene e rifiutiamo il male non perché una legge dal di fuori ci obblighi e ci costringa a ciò, ma perché l’amore che è in noi ci fa volere e ci fa aderire al bene spontaneamente e liberamente, di nostra libera e spontanea volontà; e così siamo affrancati dalla legge. Ciò che la legge vuole che noi facciamo, lo facciamo non costretti dalla legge, ma per nostra libera e autonoma scelta; scelta d’amore. Chi fa per amore, è libero da tutti e da tutto; non ha legge sopra di sé.

Il terzo tiranno che vuole tenerci schiavi è la morte. La morte è comune sorte di ogni uomo. La morte è realtà che tende a tenere in perenne scacco la vita dell’uomo. L’uomo ha paura della morte, e dalla morte non saprebbe come mettersi al riparo. Ma Cristo ci ha liberati da questo terribile nemico e tiranno. San Paolo dice: “Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo (Adamo) venne la morte, per mezzo di un uomo (Cristo) verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno vita” (1Cor 15,20-22). Noi risorgeremo; la morte non avrà l’ultima parola su di noi e sulla nostra vita; saremo fatti partecipi del destino di Cristo, che è risorto e che vive per sempre alla destra del Padre. Vivremo anche noi per sempre, in Dio, liberati dalla morte; e con Cristo risorto già fin d’ora noi gridiamo: “La morte è stata inghiottita nella vittoria. Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?” (1Cor 15,54-55). Non siamo schiavi, siamo stati liberati anche da questo terribile tiranno!

Siamo dunque liberi! Siamo stati liberati! Cristo è il nostro liberatore. A lui tutta la nostra riconoscenza, tutta la nostra lode, tutta la nostra gratitudine in eterno, tutto il nostro amore per sempre; nei secoli dei secoli!

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