5^ domenica di Pasqua

Ventura Salimbeni – Glorificazione dell’Eucaristia – 1600 ca

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(At 6,1-7;   1Pt 2, 4-9;   Gv 14,1-12)

Duomo di Belluno, 10 maggio 2020

Una cosa importante, anzi importantissima, che dovremmo sempre ricordare perché nella nostra mente non abbia a crearsi una grave sfasatura, è che siamo, sì, nel tempo, ma siamo fatti per l’eternità; siamo sulla terra, ma siamo fatti per oltre questa terra. Gesù si trovava a cena con i suoi apostoli, era l’ultima cena della sua vita; all’indomani sarebbe stato crocifisso. E parlò del suo ritorno al Padre. Di un ritorno al Padre che coinvolgeva il ritorno al Padre anche di chi aveva lì, a mensa con sé, e -in fondo- il ritorno al Padre di ogni uomo. “Vado a prepararvi un posto, disse. Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi”. Siamo fatti per il posto di cui parlava Gesù, un posto oltre quello che stiamo occupando ora qui sulla terra.

Il mondo, la cultura, la società di oggi non sembrano avere molto presente quel posto, non sembrano pensare molto all’eternità; piuttosto paiono confinarsi e rinchiudersi entro un orizzonte limitato a questa terra e a questa vita. Ma noi siamo fatti per l’eterno!

Mi sono imbattuto recentemente in uno scritto di quasi tre secoli fa, il ‘Catechismo per il popolo’ di un sacerdote di Lucca, don Pietro Vanni, edito a Venezia nel 1738, scritto in una modalità a cui noi non siamo forse abituati, ma che può farci bene. Esordisce citando sant’Agostino che dice: ‘Dovete sempre, fratelli, pensare all’eternità’; e continua: “Dobbiamo pensare spesso all’eternità, a cosa sarà di noi ‘per sempre’: ci salveremo? ci danneremo? Come vorrei andare gridando per le strade, per i campi, per le botteghe, per le sale:’ Eternità! Eternità!’, scrive l’autore.  O agricoltori, che fate in codesti campi? Conviene pensare a seminare e raccogliere per gli anni eterni che ci aspettano, e non solo per questi pochi giorni che finiscono. O artefici, io vi vedo tutti affaccendati, sudati e stanchi per un lavoro di  scarso guadagno; il punto sta di faticare per stare bene negli anni eterni, e non soltanto nel corso brevissimo di questa vita. O mercanti, scrivete nei vostri registri dei conti: ‘Che giova guadagnare tutto il mondo, se poi si perde la beata eternità?’ Questa è importante guadagnare, e mettere al sicuro! O cavalieri e dame, voi che cercate i piaceri e le delizie di questa vita, che non vi capiti di dannarvi in eterno! Fate come vi dico: giacché siete così avidi di piaceri e godimenti, pensate a procurarvi i piaceri e le delizie eterne. E voi, poveri e sofferenti, abbiate speranza tra le vostre lacrime: tutto quello che ora patite finirà, e finirà presto; e dopo i patimenti vi aspetta una beatissima eternità. La sofferenza è di un momento, la gioia sarà eterna”.

E’ un testo, questo, di altri tempi, di quasi trecento anni fa, ma esso parla anche ai nostri tempi. Anche l’uomo d’oggi ha bisogno di ricordare ciò che esso ricorda: uomo, sei fatto per l’eterno. “Vado a preparavi un posto”, ha detto Gesù, e Gesù ci prepara un posto certamente bello, perché ci vuole bene; un posto accanto al Padre. Egli stava tornando al Padre, e disse: “Voglio che dove sarò io siate anche voi”. Gesù ci vuole salvi, in paradiso; ci vuole con sé in una dimora di gioia e di beatitudine. A noi prepararci a quella dimora, vivere come quella dimora richiede, per esservi introdotti subito, al termine della nostra vita terrena. La disgrazia più grande sarebbe rimanervi esclusi!

Papa san Gregorio Magno scrive: “Ravviviamo, fratelli, il nostro spirito; i nostri desideri s’infiammino per i beni superni. Nessuna contrarietà ci distolga dai beni del cielo, perché se qualcuno desidera raggiungere la meta stabilita, nessuna asperità del cammino varrà a trattenerlo. Nessuna prosperità ci seduca con le sue lusinghe, perché sciocco è quel viaggiatore che durante il suo percorso si ferma a guardare i bei prati e dimentica di andare là dove aveva intenzione di arrivare”. E la liturgia ci fa pregare. “Moltiplica su di noi, Signore, la tua misericordia, perché sotto la tua guida e col tuo aiuto, passiamo in mezzo ai beni temporali senza perdere quelli eterni”.

don Giovanni Unterberger

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