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(Gn 15,1-6; 21,1-3; Ebr 11,8. 11-12. 17-19; Lc 2,22-40)
Duomo di Belluno, 27 dicembre 2020
Per cinque volte, nel brano di Vangelo ora ascoltato, è richiamata la legge; la legge di Mosè, la legge del Signore. “Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè”, Maria e Giuseppe portarono il bambino Gesù a Gerusalemme per presentarlo al Signore come è scritto nella legge del Signore”; “e per offrire in sacrificio una coppia di tortore come prescrive la legge del Signore”; “Simeone, mosso dallo Spirito, si recò al tempio mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la legge prescriveva a suo riguardo”; “quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea”. La santa famiglia era una famiglia che viveva secondo la legge.
C’è una legge sulla vita dell’uomo; l’uomo non può pensarsi senza una legge. L’uomo non è Dio, non si è fatto da sé; è creatura, e non Creatore. L’uomo è ‘dipendenza’, e non ‘indipendenza’. La parola ‘dipendenza’ fa subito scattare nella mente e nel cuore dell’uomo una reazione di opposizione, di rifiuto e di resistenza. Ci sono infatti dipendenze che sono contro l’uomo; ad esempio la dipendenza da un regime totalitario, da un sistema economico sbagliato, da un padrone dispotico e ingiusto. C’è poi un altro tipo di dipendenze contro l’uomo: dall’alcool dalla droga, dal sesso, dal successo, dal denaro, dai telefonini e dagli altri strumenti di comunicazione sociale.
Ma ci sono dipendenze buone: quella, ad esempio, del feto dal grembo della madre; di un fiume dalla sorgente; della terra dalla luce e dal calore del sole. Ci sono dipendenze che fanno vivere. Così è la dipendenza dalla legge di Dio. Dio conosce l’uomo e sa dare leggi utili all’uomo. L’uomo, ad esempio, è così fatto che se si sente amato da qualcuno, ha bisogno che quel qualcuno lo ami per sempre; il sentirsi ad un certo punto dimenticato e abbandonato, lo fa soffrire. Ecco allora, per quanto riguarda la famiglia, la legge di Dio dell’indissolubilità del matrimonio: è a favore che ci si possa sentire amati per sempre dalla persona che ci ha voluto bene. Un figlio ha in sé, come sue radici profonde, biologiche e psicologiche, il padre e la madre, e sente il bisogno che quelle radici non entrino in conflitto tra loro, non si allontanino tra di loro; ecco allora la legge di Dio dell’unità del matrimonio, che viene a tutelare e a difendere quel bisogno fondamentale del figlio. Il vivere insieme, ogni vivere insieme, è fatica e costa sacrificio, ha bisogno della virtù della carità; ed ecco il comandamento di Dio dell’amore vicendevole.
Il grande vescovo sant’Agostino, nello sforzo di aderire pienamente al Signore, sentiva tutta la fatica e la propria debolezza; ebbe a dire: “Signore, dà ciò che comandi, e comanda ciò che vuoi”. Sant’Agostino sentiva il bisogno dell’aiuto di Dio e della grazia del Signore. Il Vangelo ci ha presentato la santa Famiglia al tempio; più avanti san Luca presenterà di nuovo la santa Famiglia al tempio, quando Gesù aveva dodici anni (cfr Lc 2,41-50). Dall’incontro con Dio quella Famiglia otteneva le grazie necessarie. Anche le nostre famiglie persevereranno nell’unità, nella concordia e nell’amore, nell’indissolubilità, secondo la legge di Dio, se lo pregheranno e se lo cercheranno nella loro vita. Dio è forte, è capace di dare ciò che chiede; è capace di sostenere anche i cammini più faticosi e difficili.
don Giovanni Unterberger