2^ domenica dopo Natale

Lorenzo Monaco – La Natività – 1406-1410

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(Sir 24,1-4. 12-16;   Ef 1,3-6. 15-18;   Gv 1,1-5. 9-14)

Duomo di Belluno, sabato 3 gennaio 2021

La Chiesa, con la sua Liturgia, ci tiene ancora legati e stretti al grande evento. Il brano evangelico ora ascoltato, il solenne prologo del Vangelo di Giovanni, ci ha ri-presentato il Natale; ce lo ha ri-presentato non nel modo narrativo e soffuso di poesia dell’evangelista Luca, ma in una modalità altamente teologica; entro quattordici soli versetti Giovanni ha avvicinato tra loro due realtà infinitamente distanti: il Creatore e la creatura, l’eterno e il tempo, il Santo e il peccatore. Questo è il Natale.

Ma il Natale, contemporaneo all’evangelista Giovanni -ci domandiamo- è contemporaneo anche a noi, o per noi è lontano duemila anni? Per un certo verso, e in un certo senso, esso è lontano da noi duemila anni, ma per un altro motivo e su di un altro piano ci è contemporaneo, è di oggi. In che modo; perché?

La risposta ci viene dal ricordare chi è Gesù. Gesù era uomo e Dio insieme. La sua vicenda umana, in quanto uomo, si è svolta e conclusa nell’arco di circa 37 anni, dal 7 a.C. al 30 d.C, in terra di Palestina; in un tempo determinato e preciso, così come è per ogni uomo. Ma per il fatto che Gesù era anche Dio, i suoi gesti, le sue azioni, quanto egli ha compiuto e vissuto, supera il tempo, non è costretto dentro il tempo, perché Dio è al di sopra e fuori del tempo; Dio è presenza in ogni tempo e le sue azioni perdurano lungo tutta la storia umana. Il celebre filosofo Soren Kierkegaard scrive: “Cristo è un personaggio storico, e al tempo stesso astorico; trecento, settecento, millecinquecento, millesettecento, milleottocento anni a lui non tolgono né aggiungono nulla; egli è il contemporaneo”.

Così la morte in croce di Gesù ha redento e salvato tutta l’umanità, non solo i suoi contemporanei e gli uomini venuti dopo di lui, ma anche quelli vissuti prima di lui. Essendo il gesto redentore di Dio, esso ha efficacia e valore per ogni epoca della storia, anche per quella precedente il momento storico in cui fu posto. “Cristo ieri, oggi e sempre”, afferma solennemente la lettera agli Ebrei (Ebr 13.8).

Il Natale, dunque, ci è contemporaneo, noi gli siamo contemporanei. Ciò significa che, celebrandolo, noi non solo lo ricordiamo, ne facciamo memoria, ammiriamo una cosa passata, ma ci immergiamo in essa, siamo raggiunti e toccati da essa. Noi, per la fede che ci dice questo, è come se fossimo realmente, ad immagine dei pastori, davanti alla grotta della nascita di Gesù; è come se, anzi avviene e succede realmente, che le grazie che Gesù Bambino diede quella notte ai pastori, egli le dà anche a noi. Questa è la forza della Liturgia della Chiesa: inserirci nel Mistero! Metterci a contatto con l’amore del Dio fatto uomo, con la sua povertà e umiltà in cui nacque; metterci a contatto con i sentimenti d’affetto di Maria per Gesù, della cura che ella ebbe per lui; farci partecipi dello stupore e dell’umiltà di Giuseppe davanti al grande evento.

Questo è il Natale: non storia passata, semplice ‘storia’; ma storia viva, storia attuale, storia di oggi, di quest’anno che stiamo vivendo. Allora facciamo in modo che il Natale non ci tocchi solo di striscio ed emotivamente, ma la grazia che esso contiene entri in noi e ci trasformi.

don Giovanni Unterberger

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