Giovedì Santo

Jacopo Robusti detto il Tintoretto – La lavanda dei piedi – 1548-1549

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(Gv 13, 1-15)

            “Vi ho dato l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi”.

            Che esempio ci ha dato Gesù? Un esempio di amore.

Quella sera, l’ultima della sua vita, quando riunì i suoi apostoli per dare loro le ultime consegne e lasciare loro per sempre il suo testamento, egli parlò d’amore. Non solo “parlò”, ma compì un “gesto” d’amore, un gesto grande di bontà e di servizio. Si chinò fino a terra, si mise a livello del suolo, a livello dei piedi degli apostoli e lavò loro i piedi.

            Chi era colui che si chinava fino a terra a lavare quei piedi?  “Voi mi chiamate Maestro e Signore – disse Gesù agli apostoli – e dite bene, perché lo sono”.

            Gesù era il Maestro e il Signore degli apostoli. Era usanza che fossero i discepoli a lavare i piedi al loro maestro. Quando un rabbì ritornava stanco e affaticato dai viaggi di evangelizzazione, con i piedi sporchi e impolverati, era cura e compito dei suoi discepoli offrirgli dell’acqua e lavargli i piedi perché se li rinfrescasse e ne avesse refrigerio. Era compito e servizio dei servi, degli schiavi, lavare i piedi ai loro padroni. Ma quella sera avvenne il contrario. Non furono i discepoli a lavare i piedi al loro maestro, non furono i servi a lavare i piedi al loro Signore; ma fu il Maestro a lavare i piedi ai suoi discepoli, fu il Signore a lavare i piedi ai suoi servi.

Che capovolgimento di situazione!

Solo l’amore può fare una cosa così. Ma c’è di più.

Quel Gesù che si chinava a terra a lavare i piedi agli apostoli non era solo il loro Maestro e il loro Signore, ma era anche il loro Dio! Era Dio, in sembianze umane, che si chinava fino a terra davanti all’uomo, davanti agli apostoli, davanti a noi.

Il gesto di quella sera fece capire agli apostoli e rivelò loro un volto inedito di Dio. Dio non è un Dio seduto su di un trono, che dall’alto del suo trono aspetta l’omaggio e la sottomissione dell’uomo (quasi godendo della sua superiorità e della piccolezza e del nulla dell’uomo), ma Dio è un Dio umile, pieno d’amore, che scende fino al livello più basso, fino ai piedi delle sue creature, per innalzarle, per renderle belle, pulite, degne di lui, splendenti di grande dignità.

Mai nessuna religione ha presentato un Dio così; e noi stessi facciamo fatica a pensare un Dio così, un Dio inginocchiato ai nostri piedi. Ci hanno sempre insegnato che dobbiamo noi inginocchiarci davanti a Dio (quando veniamo in chiesa, per esempio), e questo è giusto, è stragiusto, lo dobbiamo fare, perché da Dio noi riceviamo addirittura la vita, l’esistenza, tutto; ma il Vangelo che abbiamo udito questa sera ci dice che anche Dio è inginocchiato davanti a noi, egli è ai nostri piedi per servirci, per salvarci; per dirci che ci vuole bene.

Pietro ha fatto fatica ad accettare un Dio così, e ha detto: “Tu non mi laverai mai i piedi! Sono io, semmai, che devo lavare i piedi a te, Gesù, e non tu a me!”

Sì, questo era giusto secondo la logica umana, ma c’è un’altra logica. Quella di Dio, quella che ha messo in atto Gesù quella sera, la logica dell’amore, di un amore infinito, umile, sommamente gratuito. La logica dell’amore che ama sempre, che ama tutti, che ama gratuitamente; la logica che ama non per quello che trova di amabile e di piacevole nell’oggetto amato, ma che ama solo per arricchire di amore l’oggetto amato.

Che cosa poteva trovare di amabile Gesù negli apostoli? Aveva fatto tanta fatica con loro! Lo avevano tante volte mal capito; lui aveva parlato di umiltà ed essi avevano litigato per avere i primi posti; lui aveva parlato di croce ed essi avevano detto che di croce proprio non volevano saperne; lui aveva parlato del suo regno ed essi avevano frainteso e pensato e desiderato un regno politico e di dominio.

Tutto il contrario! Eppure Gesù non aveva cessato di amarli; non aveva rinunciato a voler loro bene. Nel giro di poche ore si sarebbero addormentati nell’orto degli ulivi lasciandolo solo nella sua agonia; tutti sarebbero fuggiti; Pietro lo avrebbe rinnegato; Giuda lo avrebbe tradito…

Gesù intuiva e prevedeva tutto questo, eppure non cessò di amarli, si piegò fino a terra davanti a loro, si inginocchiò ai loro piedi, e, presa dell’acqua in un catino, cominciò a lavare quei piedi, uno per uno.

Così ama l’amore! L’amore vero ama sempre, ama tutti, ama gratuitamente.

Così Dio ama anche noi, ciascuno di noi! Se noi potessimo capirlo! Se noi potessimo credervi! Sarebbe diversa la nostra vita. Saremmo molto sereni dopo aver confessato i nostri peccati; saremmo meno preoccupati nei nostri problemi, perché sappiamo che Dio che ci ama vi provvederà; ci sentiremmo bene dentro, perché si sta bene dentro quando ci si sente amati.

Sì, Dio ci ama. Dio ci ama molto; Dio ci ama all’inverosimile. Dio ci ama infinitamente di più di quanto pensiamo e immaginiamo. “Noi abbiamo conosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi”, scrive san Giovanni apostolo nella sua lettera. E ci ama anche se  non siamo perfetti, anche se non siamo santi.

Una cosa sola il Signore ci domanda, e cioè che quel suo amore che egli ha immesso dentro la storia e nel mondo, il suo amore, noi lo facciamo nostro; ci domanda di viverlo. E allora dobbiamo chiederlo con tanta preghiera perché egli ce lo dia: un amore che ama sempre, che ama tutti, che ama gratuitamente.

Perché questa è la sola cosa che risolve tutto: amare. “Io vi ho dato l’esempio, perché come ho fatto io, così facciate anche voi”.

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