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(Mal 3,19-20a; 2Tess 3,7-12; Lc 21,5-19)
sabato 12 novembre 2022, risalente al 16 novembre 2013
Gesù è realista; non drammatizza là dove non c’è da drammatizzare, ma neppure nasconde ciò che non va nascosto.
Alle persone che aveva accanto in quel momento, e che tessevano l’elogio, con orgoglio, della magnificenza e della possanza del tempio di Gerusalemme, costruzione stupenda, che appariva in tutto il suo splendore dopo quarantasei anni di lavori di restauro e di abbellimento, Gesù disse: “Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta”.
Chissà l’amaro in bocca delle persone che quel giorno udirono quelle parole; parole che si realizzarono puntualmente quarant’anni dopo, quando, nel 70 d.C., i Romani distrussero il tempio, e Gerusalemme insieme.
Gesù continuò dando uno spaccato di quella che sarebbe stata la storia dell’umanità; una storia segnata da menzogna e da violenza. Menzogna e violenza, due segni terribili, diabolici, che segnano la storia di tutti i tempi.
Gesù disse: “Molti verranno nel mio nome dicendo: ‘Sono io’; non credete loro, non seguiteli. Sono falsi profeti”.
Gesù disse: “Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno; ci sarà violenza, lotta, contrapposizione, guerra”.
In mezzo a questa storia, dentro questa storia, noi siamo chiamati a vivere. La menzogna si nasconde in ogni dove; in modo subdolo vuol fare passare per bene ciò che è male, e per male ciò che è bene; maestri di propria iniziativa e di propria autorità si ergono contro il Vangelo e contro la verità di Cristo, additando miraggi di felicità falsi e ingannatori, che deludono l’uomo e lo portano a rovina.
Anche la violenza è molta; essa si scatena furiosa anche contro i seguaci di Cristo; assistiamo di continuo nel mondo ad assalti di chiese, ad attentati e ad uccisione di cristiani. “Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno”, ha detto Gesù.
In questo contesto noi vogliamo restare fedeli a Cristo, attaccati alla sua verità, dentro la sua santa Chiesa. La storia del mondo e dell’umanità verrà giudicata. Il profeta Malachia, nella prima lettura, ci ha detto: “Verrà il giorno di Dio rovente come un forno, allora tutti i superbi e coloro che commettono ingiustizie saranno come paglia; quel giorno, venendo, li brucerà. Coloro invece che avranno temuto il nome del Signore, vedranno sorgere su di sé con raggi benefici il sole di giustizia”.
Ci sarà un giudizio. Tutto dovrà essere fatto passare davanti a Dio e alla sua verità. Nulla resisterà di ciò che fu compiuto contro di lui; e verrà esaltato, sublimato e premiato tutto ciò che sarà stato fatto secondo la sua volontà.
Il pensiero del giudizio non ci deve atterrire, ma deve richiamarci a tutta la responsabilità che noi abbiamo di fronte a noi stessi, ai doni che Dio ci ha dato, al tempo che abbiamo nelle mani, alle azioni buone e cattive che compiamo.
Verremo giudicati; ed è un esercizio spirituale quanto mai utile quello di immaginarci nell’ultimo giorno di vita e pensare a come, in quel giorno, desidereremo essere vissuti.
Il pensiero della fine ci aiuta nell’oggi. “Vive quasi cotidie moriturus”, diceva san Bernardo; vivi come se tu dovessi morire ogni giorno, come se il giorno che vivi fosse l’ultimo giorno che ti è dato di vivere. Come lo vivresti? L’aureo libretto “Imitazione di Cristo” suggerisce: “Non preoccuparti tanto di vivere a lungo, quanto piuttosto di vivere bene”. È la qualità del nostro vivere quaggiù che determinerà e fisserà il nostro destino eterno.
“Nemmeno un capello del nostro capo andrà perduto”, ci ha assicurato Gesù, se passeremo attraverso la menzogna e la violenza di questo mondo compiendo opere di verità e di bontà; ci verrà invece aperto e donato il Regno di Dio, la felicità per sempre, il paradiso.
Viviamo al meglio il tempo che abbiamo!
don Giovanni Unterberger