4^ domenica di Avvento

Daniele Crespi – Sogno di san Giuseppe – 1620

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(Is 7,10-14 ;   Rm 1,1-7 ;   Mt 1,18-24)

Sabato 17 dicembre 2022, risalente al 21 dicembre 2013

Abbiamo bisogno di salvezza, ma abbiamo il Salvatore. Egli sta per nascere per noi. L’umanità, il mondo non andranno perduti; avranno dentro di sé grazia, perdono, vita.

Un angelo apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Al bambino che sta per nascere da Maria tu non darai un nome qualsiasi, tu gli darai il nome ‘Gesù’, perché egli salverà il suo popolo dai suoi peccati”.

“Gesù” in ebraico è  “Jeshuà‘ ” ( יְשׁוּעֵ ) , nome composto da  “Je” ( יְ ), inizio del nome di JHWH, e da “shuà‘ ” ( שׁוּעֵ ).   JHWH significa “Io, Dio, sono qui, accanto a te, per salvarti”, e “shuà‘ ”  è  il verbo “jashà‘ ” che significa “salvare”. Quindi “Gesù”, “Jeshuà‘ ”  significa: “Io, Dio, sono qui, accanto a te, per salvarti, e ti salvo”.

Gesù è il gesto grande, forte, infinito ed immenso del Dio che salva, del Dio salvatore. In Gesù Dio salva. “Non c’è altro nome sotto il cielo dato agli uomini – dice Pietro alle folle negli Atti degli Apostoli – in cui si possa trovare salvezza” (At 4,12).

Abbiamo bisogno di essere salvati dal peccato; Gesù ci dice: “Coraggio, figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati” (Mt 9,2). Abbiamo bisogno di essere salvati dalle tante nostre paure; Gesù ci dice: “Non abbiate paura; ci sono io” (Gv 6,20). Abbiamo bisogno di essere salvati dalle tentazioni; Gesù ci dice: “Ti basta la mia grazia” (2Cor 12,9). Abbiamo bisogno di essere salvati dalla morte; Gesù ci dice: “Io sono la risurrezione ne e la vita” (Gv 11, 25).

In Gesù c’è salvezza piena. Apriamo il cuore e la vita al Bambino di Betlemme. Egli si chiama  “Jeshuà‘ ” ,  “Gesù”, salvezza.

La salvezza, per venire nel mondo, ebbe bisogno di un “sì”. Fu il “sì” di Maria. Maria, la ragazza di quattordici-quindici anni, che si sentì raggiunta da una richiesta inimmaginata e inimmaginabile, unica in tutta la storia dell’umanità, perché mai prima di lei era accaduto, e mai dopo di lei sarebbe accaduto che una donna diventasse madre senza concorso d’uomo.

Una richiesta, quella di Dio a Maria, che l’avrebbe messa in grave difficoltà: come spiegare e convincere i suoi genitori che lei non si era unita a nessuno? Come rassicurare Giuseppe  che lei non gli era mancata di fedeltà e non era adultera? Poteva addirittura essere lapidata! E quante chiacchiere in paese avrebbe smosso la sua nuova condizione! quanti giudizi! quanti sospetti! quante critiche! E che mistero le stava davanti?

Maria disse di “sì”, e la salvezza venne nel mondo; si incarnò in lei e a Betlemme Maria ce la donò.

Accanto al “sì” di Maria c’è il “sì” di Giuseppe, anch’egli campione del “sì”. E’ vero, un angelo in sogno lo aiutò, ma era davvero incredibile ciò a cui gli veniva chiesto di credere; un avvenimento che gli avrebbe cambiato la vita. “Giuseppe, destatosi dal sonno -dice il Vangelo- fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa”.

L’obbedienza è salvezza; il “sì” a Dio è fonte di bene. Ogni “sì” che l’uomo pronuncia al Signore apre la porta al Salvatore, e il Salvatore salva. E’ un “sì” a Dio la fedeltà alla propria vocazione; è un “sì” a Dio il perdono che riusciamo a dare al fratello; è “sì” a Dio la carità verso il povero, la lotta e la vittoria sulle tentazioni. La vita è grande, preziosa e santa in proporzione di quanti sono i “sì” che in essa riusciamo a dire.

E il “sì” al Signore ci fa sentire e sperimentare la sua presenza, la sua compagnia; ci fa sentire che egli è davvero l’ Emmanuele, il Dio-con-noi, il Dio che fa storia con noi, che fa strada con noi, che ci tiene per mano e dentro il suo cuore amico.

Desideriamo anche noi, allora, insieme a Maria e a Giuseppe, e con il loro aiuto, diventare uomini e donne del “sì”. Ci saremo aperti a “Jeshuà‘ ”, a “Gesù”, alla salvezza che viene.

don Giovanni Uterberger

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