2^ domenica dopo l’Epifania

Jacopo Tintoretto – Le nozze di Cana – 1561

clicca QUI per scaricare l’omelia

( Rm 12,6-16; Gv 2,1-11)

Domenica 15 gennaio 2023, risalente al 19 gennaio 2014

Gesù a Cana di Galilea compì un miracolo; lo compì all’interno di una circostanza un po’ particolare (non è che si prenda parte a un matrimonio ogni giorno); però neppure così straordinaria e così inusuale: i matrimoni sono abbastanza frequenti. E all’interno di quella circostanza egli operò; operò trasformandola; rese quella circostanza da circostanza che stava rovinandosi e andando a finire malamente, in una circostanza felice e piena di esultanza.

Colpisce la frase con cui l’apostolo Paolo ha concluso quanto ci ha detto nella prima lettura: “Fratelli, non aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili”.

Non è, per caso, che questa indicazione sia in contrasto con quello che egli dice altrove: “Fratelli, tendete alla santità; tendete alla perfezione; tendete continuamente a un ‘di più’ nella vostra vita”? No, le due cose non sono in contrasto, non sono l’una opposta all’altra; si completano a vicenda .

Egli ce l’ha fatto capire nelle righe precedenti, quando ci ha detto: “Abbiamo doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi. Chi ha il dono della profezia, la eserciti secondo la misura della fede; chi ha un ministero, attenda al ministero; chi l’insegnamento, all’insegnamento; chi l’esortazione, all’esortazione; chi dà, lo faccia con semplicità; chi presiede, lo faccia con diligenza; chi fa opere di misericordia, le compia con gioia”.

In sostanza l’apostolo ci dice: ognuno ha un suo compito nella vita, ha un suo lavoro da svolgere, una missione da portare a termine. A ognuno il Signore ha affidato un compito, un impegno, ed è importante che ciascuno porti avanti bene il proprio impegno.

Ci può essere la tentazione di ritenere il proprio impegno cosa da poco, di ritenere altri impegni, altri compiti, di altre persone, più nobili, più utili, più importanti del compito nostro; ma è una tentazione, una tentazione brutta, perché ci mette nel pericolo di non impegnarci al meglio in ciò che noi siamo chiamati a fare. E invece ciò che noi siamo chiamati a fare è importante agli occhi di Dio; è quella tessera nel mosaico del suo disegno che è necessaria perché tutto il mosaico sia completo; senza la nostra tessera, senza il nostro apporto, senza il nostro compito svolto bene, tutta la storia dell’umanità resterebbe incompiuta, resterebbe senza il suo splendore.

Scrive san Josemaria Escrivà: “Non voler essere come quella banderuola dorata del grande edificio: per quanto brilli e per quanto stia in alto, non conta nulla per la solidità della costruzione. Fossi tu come la vecchia pietra nascosta nelle fondamenta, sotto terra, dove nessuno ti veda: proprio per te la casa non crollerà” (Cammino, n.590). Il nostro compito, quello che ci ha assegnato il Signore, è importante. Assolto bene quello, abbiamo fatto tutto quanto dovevamo fare.

Scusa – disse un pesce dell’oceano a un altro – tu sei più vecchio e più esperto di me, e probabilmente potrai aiutarmi. Dimmi: dove posso trovare quella cosa che chiamano oceano? L’ho cercata dappertutto inutilmente”. “L’oceano – disse il pesce più vecchio – è quello in cui stai nuotando adesso”. “Oh, questo? Ma questa è solo acqua! Quello che sto cercando è l’oceano!”, disse il giovane pesce e, deluso, nuotò via per cercare altrove” (Anthony de Mello).

Noi possiamo essere tentati di cercare altrove, di desiderare di poter fare chissà che cosa, chissà quali grandi azioni, chissà quali grandi imprese, perché scontenti e insoddisfatti del nostro posto che stiamo occupando nella storia del mondo; ma san Paolo ci dice: “Fratelli, non aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili”. Fate bene quelle; fate bene le cose umili, le cose piccole, le cose che vi sembrano insignificanti e di scarso valore, ma che sono le cose che il Signore ha pensato che voi faceste. Fate quelle in modo perfetto, in modo straordinario, con amore e per amore, e avrete fatto tutto, tutto quello che dovevate fare! Fare in modo straordinario le cose ordinarie, ecco la grande sfida, ecco la santificazione, la via alla santità. “Mi farò santa per la via dei carri”, diceva santa Maria Bertilla Boscardin. Del resto (ed è per noi un esempio che ci sorprende e che ci inchioda), il Figlio di Dio, il Dio incarnato, ha fatto per quasi tutta la vita il falegname!

Se noi faremo bene le piccole cose, e vivremo con generosità la nostra condizione che è, poi, la nostra vocazione, trasformeremo tutto in bene, tutto in qualcosa di bello, di buono, di santo; e tutto apparirà come un miracolo, così come il miracolo di Gesù a Cana cambiò d’un colpo tutta la realtà.

Don Giovanni Unterberger

Questa voce è stata pubblicata in Omelie di Don Giovanni. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.