4^ domenica di Avvento – forma ordinaria

Daniele Crespi – Il sogno di San Giuseppe – 1620

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(Is 7,10-14;   Rm 1,1-7;   Mt 1,18-24)

sabato 19 dicembre 2025, risalente al 17 dicembre 2016

Il Natale è vicino; il nostro pensiero si rivolge e si fissa sempre più sul mistero che sta per accadere: la nascita del figlio di Dio nella carne. Il Bambino Gesù, e Maria sua madre che sta per partorirlo, occupano sempre più la nostra mente; ma, a sorpresa, il Vangelo di questa domenica, ultima prima del Natale, ci mette davanti invece la figura di Giuseppe. Per ben quattro volte il nome di Giuseppe ritorna nel brano di Vangelo che abbiamo ascoltato; viene presentato il suo dramma davanti alla maternità inaspettata di Maria; vengono ricordati il suo sogno con l’intervento dell’angelo e la sua obbedienza ai disegni del Cielo.

Giuseppe. Perché mai Giuseppe in questa ultima domenica prima del Natale? La gravidanza di Maria e l’attesa di Gesù dovettero sconvolgerlo. Non solo dovette sentirsi sconvolta Maria all’annuncio che sarebbe diventata la madre del Messia, con tutto ciò che questo avrebbe comportato per lei; ma anche Giuseppe dovette restare sconvolto davanti a Maria che gli disse: “Sono incinta; aspetto un bambino”. – “Lo aspetti da chi? Incinta da chi?”. Giuseppe voleva bene a Maria; aveva già celebrato con lei gli sponsali, e a breve sarebbero andati a vivere insieme. E invece: sogno infranto! Maria lo aveva tradito; a Giuseppe non restava che prendere atto con dolore di quanto successo, e consegnare in mano a Maria l’atto di ripudio. Separati e divisi per sempre…

L’angelo in sogno lo avrebbe poi confortato, lo avrebbe illuminato sulla vera realtà della gravidanza di Maria: “Il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo”, e Giuseppe credette, obbedì, accettò di vivere accanto a Maria con un figlio che non sarebbe stato suo. Cosa voleva dire tutto questo? Come sarebbe stata la sua vita? Il mistero entrava nelle sue carni.

Natale è mistero che vuole entrare nella carne. Noi forse siamo abituati ad un Natale soft; siamo abituati a celebrarlo in tutta tranquillità, in un alone di poesia; ma il Natale fu per sua natura qualcosa di sconvolgente. Dovette aver sconvolto il Cielo quando il Verbo in Cielo decise di farsi uomo e venire ad incarnarsi sulla terra. Dovette aver sconvolto la terra quando la terra lo ebbe in sé: Dio presente in sé. Il Natale sconvolse Maria, sconvolse Giuseppe; sconvolse poi i pastori, Erode, il Magi; perfino il cielo con la stella…

Il Natale è vero se sconvolge. Occorre che l’uomo si lasci sconvolgere dall’amore travolgente di Dio che ha lasciato la beatitudine del Cielo per nascere in una stalla e finire su di una croce per amore dell’uomo. Poteva l’uomo essere amato da Dio più di così? Occorre che l’uomo si lasci toccare e sconvolgere dal Bambino che nasce, e che parla all’uomo non di potere, ma di umiltà; non di ricchezza, ma di povertà; non di autosufficienza, ma di dono di sé; Bambino che parla solo d’amore.

La vita sconvolta di Maria e di Giuseppe non fu una vita rovinata, fu al contrario una vita  nella misura massima riuscita. San Giuseppe divenne il padre legale di Gesù; ebbe l’avventura e la grazia di vivere a fianco non di un semplice ragazzo e giovane di questo mondo, ma a fianco e a contatto con lo stesso Figlio di Dio fatto uomo; ricevendone grazie impensate.

Ogni vita d’uomo che si lascia toccare da Dio viene trasformata; non resta più la stessa; viene inondata di beni immensi e preziosi. La vita è richiesta di cambiamento e di una profonda conversione, perché la vita nostra è ancora tanto diversa da quella del Signore; ma è per una vita che è ‘di più’, per una vita che è più buona, più bella e più santa. Il Natale possa sconvolgerci e non lasciarci quelli di sempre.

don Giovanni Unterberger

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