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(Gn 18,20-22; Col 2,2-14; Lc 11, 1-13)
Duomo di Belluno, sabato 23 luglio 2016
Il Signore ci invita a chiedere. La preghiera ci riporta alla più vera verità di noi: siamo dei mendicanti, bisognosi di tutto.
Anche Gesù pregò nella sua vita. I Vangeli lo ritraggono spesso in preghiera: al momento del battesimo; prima di scegliere i dodici apostoli; dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani; sul Tabor quando si trasfigurò; nel momento di chiedere agli apostoli che cosa essi pensassero di lui; in sinagoga il sabato; al tempio nei vari pellegrinaggi a Gerusalemme; nell’orto degli ulivi; sulla croce. Gli apostoli lo vedevano pregare e, vedendolo pregare, sentirono il bisogno di essere istruiti sulla preghiera: “Signore, insegnaci a pregare”, gli dissero. E Gesù consegnò loro il ‘Padre nostro’. L’evangelista Luca riporta il ‘Padre nostro’ in una versione abbreviata, come abbiamo sentito ora nel Vangelo; l’evangelista Matteo lo riporta nella versione più completa, quella che noi siamo soliti recitare.
Il ‘Padre nostro’ -dice sant’Agostino- è la preghiera perfetta; perfetta perché uscita dalle labbra di Gesù; ed ogni altra preghiera, per essere buona -egli dice- deve richiamarsi e rispecchiare il ‘Padre nostro’, la preghiera del Signore.
Il ‘Padre nostro’ si compone di sette domande, disposte in due gruppi. Il primo gruppo riporta le domande che riguardano le cose di Dio: “Sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà”; il secondo gruppo riporta le domande che riguardano l’uomo, noi: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, non abbandonarci alla tentazione, liberaci dal male”.
Con questo ordine Gesù vuole educarci a chiedere prima le cose di Dio, e poi le cose nostre. Prima Dio, poi noi. Non è forse questo l’ordine giusto? Dio non viene forse prima dell’uomo? Ma poi, a pensarci bene, le domande delle cose di Dio rifluiscono e si riversano a beneficio dell’uomo. Quando Dio è messo al primo posto, l’uomo sta bene, è nell’ordine e nel benessere. Non è vero forse che se il nome di Dio, cioè lui, viene ‘santificato’, riconosciuto come santo e supremo; se il regno di Dio, che è regno di giustizia, di amore e di pace, si diffonde sulla terra; se si compie nel mondo la volontà d Dio, che è solo volontà di bene, l’uomo sta bene, gode di una vita buona nella prosperità, nella concordia e nella pace? “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutto ciò di cui avete bisogno vi sarà dato in aggiunta”, assicura Gesù (Mt 6,33).
La seconda parte, poi, del ‘Padre nostro’contiene le domande che riguardano le necessità dell’uomo. L’uomo ha bisogno del pane quotidiano; di essere perdonato da Dio; di essere sostenuto nelle sue prove e nelle sue tentazioni; di essere custodito, difeso e liberato dal male, dal maligno che lo insidia e cerca la sua rovina.
Con queste domande Gesù intende educarci a sentirci bisognosi; la condizione dell’uomo è quella di essere un povero, un indigente, un essere che ha bisogno di tutto da parte di Dio. Tutt’altro che orgogliosa autosufficienza e superba autonomia! La verità dell’uomo è quella di essere un ‘niente’, di suo; un essere ‘povero’ costretto a mendicare.
Ma a mendicare da ‘figlio’, non da ‘servo’, non da ‘estraneo’. E a mendicare non da un ‘padrone’, ma da un ‘padre’! Il ‘Padre nostro’ comincia con la parola ‘Padre’: “Padre nostro che sedi nei cieli”. Gesù ci ha detto nel Vangelo: “Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!”.
Chiediamo, dunque; chiediamo col ‘Padre nostro’; chiediamo da ‘figli’, con la confidenza e la fiducia dei figli; con la certezza che il Padre ci ascolterà e non ci lascerà mancare il necessario. Chiediamo prima le cose di Dio, e poi le cose nostre; chiediamo con fede tutto ciò di cui abbiamo bisogno, sentendoci poveri ma amati; amati come un padre ama i suoi figli; amati come il Padre del cielo ama noi, suoi figli.
don Giovanni Unterberger
