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(Is 35, 1-6a.8a.10; Gc 5,7-10; Mt 11, 2-11)
Duomo di Belluno, sabato 10 dicembre 2016
Non è facile riconoscere il Signore. Giovanni Battista aveva incontrato Gesù sulle rive del Giordano, l’aveva battezzato, aveva capito per un dono del Cielo che Gesù era il Messia; ed ora, dal carcere in cui si trova, manda a chiedere: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”; il che era come dire: ‘Sei tu il vero Messia? Non ti riconosco più; non ne sono più sicuro’.
Dio è mistero. Abbiamo bisogno di Dio, e tanto poco riusciamo a conoscerlo; Dio ci sovrasta, ci supera, è più in su di noi. “Veramente tu sei un Dio nascosto, Dio salvatore”, esclama il profeta (Is 45,15). “Le mie vie non sono le vostre vie, i miei pensieri non sono i vostri pensieri – ammette e afferma Dio stesso- quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri” (Is 55,8-9).
“Il Signore è un difficile amico”, sentii dire una volta in un’omelia. “Difficile amico -disse quel predicatore- perché Dio tu non lo vedi, non lo odi con gli orecchi del corpo, non lo tocchi con le tue mani, mentre tu sei abituato a vedere, udire, toccare con i sensi del corpo. Dio è un difficile amico; egli lo sa, ed ha tanta comprensione e compassione di te”.
Dio si fece uomo, ma quanto fu difficile per gli uomini riconoscerlo come Dio! Solo pochi lo riconobbero come tale; e dopo la pasqua, dopo la sua risurrezione. La maggior parte delle persone lo ritenne un profeta, un taumaturgo, un santo. Alcuni, i farisei, lo ritennero addirittura un bestemmiatore e un indemoniato.
Dio è mistero. Per grazia sua sappiamo che Dio è mistero buono, ma quanta fatica a riconoscerlo nei fatti della storia, negli eventi della vita, quelli dolorosi, ma anche in quelli gioiosi. “Tu sei un Dio nascosto, Dio salvatore”. Eppure Dio vuole comunicarsi a noi; vuole farsi conoscere; vuole che noi abbiamo esperienza di lui; che lo possiamo, per così dire, toccare e godere. Già in questa vita.
Lo conosce e gode di lui l’umile. L’umile che gli si affida totalmente; l’umile che pone tutta la propria volontà nella sua; l’umile che si lascia guidare e condurre nel cammino. “Lasciati fare da chi ti conosce, lasciati fare da chi ama te”, dice una canzone di Claudio Chieffo. L’umile si lascia fare da Dio, si fida di lui che lo conosce e che gli vuole bene; e fidandosi di lui che gli vuole bene, lo sperimenta: Dio gli si concede; Dio gli si fa conoscere.
Conosce Dio e gode di lui chi lo desidera, chi lo cerca con tutto il cuore. “Quelli che mi cercano mi troveranno”, dice Dio nel libro dei Proverbi (Prov 8,17); e nel libro di Geremia Dio dice: “Mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il cuore; mi lascerò trovare da voi” (Ger 29,13-14). Chi cerca il Signore lo trova; “forse che lo farà a lungo aspettare?”, dice Gesù nel Vangelo (Lc 18,7).
Cercare il Signore significa pregarlo; significa passare del tempo con lui: una persona la si conosce se, e nella misura in cui la si frequenta. Cercare il Signore è lo sforzo di osservare i suoi comandamenti; è l’impegno di purificare sempre più il cuore da ciò che non è Dio, da ciò che è idolo. “Beati i puri di cuore; essi vedranno Dio” (Mt 5,8).
Può accadere che attraversiamo periodi di aridità spirituale, periodi in cui Dio ci sembra lontano, assente, muto. Ma egli non ci lascerà sempre nella sofferenza: egli verrà a noi, ci si mostrerà; e la sua presenza sarà gioia e gaudio; sarà compimento di tutte le nostre attese e delle nostre più profonde aspirazioni. Il Signore non ci lascerà nel buio, non ci deluderà. “Gioisca il cuore di cerca il Signore”, esorta il salmo 105 (Sal 105,3). Oggi è la domenica “Gaudete”; cerchiamo il Signore e avremo gioia.
don Giovanni Unterberger
