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(Fil 4,4-7; Gv 1,19-28)
Belluno, chiesa di S. Stefano, 11 dicembre 2016
Regolarmente, due volte all’anno, la Chiesa, in due liturgie domenicali, esorta esplicitamente i fedeli alla gioia: nella terza domenica d’Avvento, e nella quarta domenica di Quaresima; le due domeniche dette ‘Gaudete’ e ‘Laetare’, dalle prime parole dell’Introito. Oggi ci viene detto: “Rallegratevi nel Signore sempre,; ve lo ripeto ancora, rallegratevi” (Fil 4,4). La Chiesa sente il bisogno di invitare alla gioia perché sa quanto sia difficile per l’uomo essere gioioso.
Il Vangelo di oggi ci presenta Giovanni Battista nel deserto. Il Battista viveva nel deserto, da solo, in un regime di austerità. Sarà stato gioioso, felice, Giovanni Battista? Il Vangelo non lo dice, ma possiamo pensare che Giovanni Battista non fosse triste, abbattuto e sconsolato; se fosse stato triste, abbattuto e sconsolato, Giovanni Battista non avrebbe resistito a rimanere nel deserto e a perseverare in quella condizione dura di vita. Doveva essere sereno e, in fondo al cuore, gioioso.
Giovanni Battista cercava il Signore. “Gioisca il cuore di chi cerca il Signore”, dice un salmo (Sal 105,3); e un altro salmo dice: “Gioia e allegrezza grande per quelli che ti cercano, Signore” (Sal 70,5); e un terzo salmo dice: “Guardate a lui e sarete raggianti” (Sal 34,6).
Cercare il Signore è sinonimo di gioia, per la Sacra Scrittura. La Sacra Scrittura ci dice: “Vuoi essere gioioso? Cerca il Signore. Lui ti farà contento. Avrai fatiche e prove da sopportare, avrai dolori e sofferenze da affrontare, ma Lui ti salverà, ti proteggerà, custodirà la gioia nel tuo cuore”.
Gli ebrei nel deserto erano morsi dai serpenti, ma se guardavano con fede al serpente di bronzo che Mosè aveva issato su di un palo, venivano guariti (Num 21,4-9). L’evangelista Giovanni, rifacendosi a quell’episodio, dirà: “Noi troviamo la salvezza guardando a Gesù issato sul palo, a Gesù innalzato sulla croce” (cfr Gv 3,14-15).
Tutti noi siamo morsi da un’infinità di piccoli serpenti ogni giorno: fastidi, disturbi, contrattempi, incomprensioni, offese… Questi piccoli serpenti, e alle volte grandi serpenti, vorrebbero toglierci la gioia, vorrebbero avvelenarci e farci cadere avviliti nella tristezza. Il dèmone della tristezza è tanto brutto! Scoraggia, toglie le forze, fa crescere dentro la rabbia. Ma se noi guardiamo al Signore e cerchiamo lui, veniamo guariti da ogni morso di serpente; verremo, sì, morsi, e ne sentiremo il dolore, ma non ne resteremo avvelenati; i serpenti non ci avveleneranno; e noi non diventeremo, a nostra volta, velenosi per altri. Riusciremo a conservare la gioia.
Ce la conserverà il Signore. Gesù ha detto: “La mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena” (Gv 15,11); “nessuno vi potrà togliere la gioia” (Gv 16,22). Se guarderemo a Gesù; se lo desidereremo; se cercheremo il suo sguardo; se cercheremo di fare la sua volontà; se la sua compagnia sarà ciò a cui aneliamo, egli ci si concederà; egli ci si renderà presente e ci farà felici; pur rimanendo noi nel deserto della nostra vita. Con Gesù si è contenti.
Dice il salmo: “Io pongo sempre innanzi a me il Signore; di questo gioisce il mio cuore, esulta la mia anima; gioia piena nella sua presenza, dolcezza senza fine alla sua destra” (Sal 16,8-11). Con la presenza di Gesù nella nostra vita porteremo un po’ di gioia nel mondo. C’è tanta gente nel mondo che non ha gioia; la cerca e non la sa trovare. Porteremo alla gente la gioia del Signore.
don Giovanni Unterberger
