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1 Cor 1,4-8; Mt 9,1-8
Belluno, chiesa di s. Pietro, 8 ottobre 2017
Quel giorno a Cafarnao ci dovette essere un gran fermento: era sbarcato nella loro città Gesù di Nazareth. Una grazia, una promessa, un’opportunità! Certamente la gente avrà colto quell’arrivo come qualcosa di grande, di straordinario: aveva sentito raccontare di lui, dei suoi miracoli, dei prodigi che andava operando, delle parole e degli insegnamenti elevatissimi che andava impartendo.
L’evangelista Matteo, nel brano che abbiamo ascoltato, è piuttosto telegrafico e scarno nel descrivere il fatto; l’evangelista Marco, nel raccontare lo stesso fatto, è più ricco di particolari, e dà notizia del fermento e dell’agitazione della gente di Cafarnao quel giorno, dell’interesse che la gente provò per Gesù; dice: “Si seppe che Gesù era in casa (in una casa di Cafarnao, probabilmente nella casa di Pietro, che abitava a Cafarnao, e che era suo apostolo) e si radunarono tante persone, da non esserci più posto davanti alla porta” (Mc 2,1-2).
Che bello se altrettanto fermento, altrettanto interesse e altrettanta agitazione buona investisse il nostro animo e il nostro cuore ogniqualvolta partecipiamo alla santa Messa e ci accostiamo alla santa Comunione! E’ Gesù in persona, lo stesso Gesù di quel giorno a Cafarnao, che ‘sbarca’ nel nostro cuore, dentro di noi. Ci dia il Signore la grazia di non abituarci mai a questi suoi ‘sbarchi’ salvifici!
Accadde che a Cafarnao ci fosse un paralitico. Quel paralitico era immobilizzato, non poteva camminare, non poteva muoversi, era sfortunato, diremmo noi; ma quel paralitico, nella sua sfortuna, aveva una ricchezza grande: aveva degli amici che gli volevano bene. E cosa fecero quegli amici? Non lo dice Matteo, ma lo riporta Marco: “Si recarono da Gesù; e non potendo portargli il paralitico innanzi a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto ove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico” e lo deposero ai piedi di Gesù perché lo guarisse (Mc 2,3-4).
Che intraprendenti quegli amici! Quanto bene dovevano volere a quel paralitico, per fare una cosa del genere! scoperchiare una casa! Sarà stato loro amico pure il proprietario della casa, perché quei tali osassero fare una simile cosa, ma certo non era un complimento quello che gli andavano facendo, e potevano anche immaginare che egli avrebbe potuto prendersela… Ma a quel loro amico paralitico essi volevano troppo bene!. Che grazia avere amici così.
Nel mondo ci sono molti monasteri, monasteri maschili e monasteri femminili; schiere di monaci e di monache, nelle loro lunghe ore di preghiera, presentano il mondo a Gesù, lo mettono davanti a lui; chiedono per il mondo grazia, implorano perdono e conversione, si offrono perché Dio abbia misericordia e pietà. E il Signore ascolta la loro preghiera; per quella preghiera il Signore posa lo sguardo sul mondo malato, come quel giorno posò lo sguardo sul paralitico di Cafarnao, e guarisce, e dice ancora: “Coraggio, figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati”; e converte, e salva! Forse -non sappiamo-siamo anche noi beneficiari di quelle preghiere, presentati misteriosamente a Dio da quelle anime oranti; e abbiamo ottenuto e otteniamo grazie in forza della loro intercessione.
E che bello! Possiamo anche noi, a nostra volta, portare persone a Gesù, deporle davanti a lui con la nostra preghiera. Dire: ‘Ecco, Gesù, ecco quel mio genitore, quel mio figlio, quel mio fratello, quella persona che soffre, quella persona che non ha pace, che cerca te e ancora non ti ha trovato. Ti metto davanti quel padre di famiglia che ha perso il lavoro, quel povero che nessuno aiuta, quell’uomo che ha ucciso ed è in prigione… ti metto davanti… ti metto davanti.. ti metto davanti…’ e la lista, l’elenco continua… Continua per amore! Gesù guarderà queste persone, non distoglierà lo sguardo da chi gli poniamo davanti con fede. Dice il Vangelo che “Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: ‘Coraggio, figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati’, guarendolo anche nel corpo.
“Vista la loro fede”. Compiamo questo gesto con fede; con grande fede e fiducia. Il Signore ascolterà.
don Giovanni Unterberger
