1^ domenica di Quaresima (forma ordinaria)

Sandro Botticelli – Prove di Cristo – 1481-82

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( Dt 26,4-10;   Rm 10,8-13;   Lc 4,1-13)

Duomo di Belluno, 10 marzo 2019

Il Vangelo che abbiamo ora ascoltato ci ha messo davanti una particolare realtà: la realtà della tentazione. Una realtà concreta, una realtà da cui non andò esente neppure Gesù. Ritiratosi nel deserto per pregare e digiunare, Gesù fu raggiunto da Satana: “Cambia le pietre in pane; buttati giù dal pinnacolo del tempio; adorami”!”, egli gli disse. Il Vangelo, come sempre, è sobrio nei suoi racconti, ma noi possiamo immaginare che l’offensiva di Satana contro Gesù in quei quaranta giorni sia stata tremenda, fortissima; che il diavolo abbia fatto ricorso a tutte le sue forze ed energie per fare cadere Gesù in peccato, per distoglierlo dalla volontà del Padre.  Fosse riuscito a vincerlo, Satana avrebbe vinto la partita di tutta la storia, sarebbe diventato il dominatore dell’umanità; e l’uomo, suo schiavo.

Satana tenta ogni uomo, cerca di staccare e allontanare l’uomo da Dio. Ribelle lui, a Dio, vuole fare di ogni uomo un ribelle. Ci provò fin dall’inizio dell’umanità, con i nostri progenitori, e vi riuscì. Ma quale fu l’esito? Rovina e morte per l’uomo.

Oh! Se noi avessimo la percezione esatta, piena, di ciò che è il peccato! se noi comprendessimo davvero che cosa sia e che cosa comporti lo staccarsi dal Signore! E’ staccarsi dalla vita; staccarsi dal Bene; dal sommo Bene e dal nostro personale bene; è inoltrarsi nelle regioni della perdizione e della morte; è rifiutare e ripudiare Colui che ci ha fatti e che ci dona tutto. Il peccato… lo si capisce in ciò che esso veramente è guardando a Cristo in croce, morto a causa dei nostri peccati.

Capito il peccato, si capisce quanto sia nemica la tentazione, e quanto sia nemico il tentatore, Satana, che ci tenta. Gesù ce l’ha descritto come il nemico più grande: “Non abbiate paura -egli disse- di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna” (Mt 10,28). Dobbiamo temere il peccato e Satana più di chi volesse ucciderci! San Domenico Savio, ragazzo morto all’età di non ancora quindici anni, l’aveva capito, per scrivere nel suo diario: “La morte, ma non peccati”!

Satana ci si avvicina con l’inganno: “Egli è menzognero e padre della menzogna”, ha detto Gesù (Gv 8,44); ci si avvicina facendoci apparire bello ciò che bello non è, buono ciò che buono non è, fonte di felicità ciò che invece è rovina. E’ necessaria vigilanza, molta vigilanza, sui pensieri, sui sentimenti, sulle emozioni già fin dal loro primo nascere, fin dal loro primo apparire e manifestarsi; occorre fare subito discernimento, chiedere subito: ‘chi sei? cosa vuoi? dove mi porti?’’. E se ciò che avvertiamo capiamo non venire da Dio ma dal maligno, opporvisi subito: “Con Satana non si può dialogare -ebbe a dire papa Francesco- se tu cominci a dialogare con Satana, sei perduto; è più intelligente di noi, e ti rovescia, ti fa girare la testa e sei perduto. Fa sempre finta di essere educato con noi; è educato e poi finisce male, se non te ne accorgi in tempo”. Già il Siracide aveva avvertito: “Come alla vista del serpente fuggi il peccato: se ti avvicini, ti morderà” (Sir 21,2).

Siamo agli inizi della Quaresima; veniamo invitati dalla Chiesa a fare di questo tempo un tempo di particolare impegno nel bene, nella virtù, nella vita spirituale. Vogliamo opporci con più forza e maggiore determinazione alle tentazioni e a Satana; vorremo pregare di più, stare più vicini al Signore, alla sua forza, alla sua onnipotenza, per riuscire vincitori su ogni male. Egli ci soccorrerà con la sua grazia.

don Giovanni Unterberger

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