Venerdì Santo

Mihály Munkácsy – Cristo davanti a Pilato – 1881

clicca QUI per scaricare l’omelia

(Is 52,13 – 53,12;   Ebr 4,14-16; 5,7-9;   Gv 18,1 – 19,42)

10 aprile 2020

Pilato chiese alla folla: “Chi volete che vi rilasci? Gesù o Barabba?” Tutti gridarono: “Barabba!” (Mt 27,21). Barabba era un facinoroso, un rivoltoso, che nel corso di un tumulto aveva commesso un omicidio, ed era stato messo in carcere. Aveva un nome particolare: Barabba, ‘bar abbà’ ( בַּר־אַבָּא ), che significa ‘figlio del padre’. Si trovavano di fronte e messi a confronto il ‘figlio del padre’, di un padre terreno, e il vero ‘Figlio del Padre’, il Figlio di Dio, Gesù. La folla scelse il ‘figlio del padre’ sbagliato, scelse Barabba e rifiutò Gesù. “Che cosa devo fare dunque di Gesù, chiamato il Cristo?”, chiese Pilato, e la folla, sobillata dai sommi sacerdoti, gridò: “Sia crocifisso!” (Mt 27,22-23). “Voi avete chiesto che vi fosse graziato un assassino -dirà poi, dopo la Pasqua, l’apostolo Pietro alla gente- e avete ucciso l’autore della vita” (At 3,14-15).

Uccidere l’autore della vita…quale stoltezza e insensatezza infinita! Poteva essere compiuta un’azione più sbagliata di questa? e più dannosa per l’uomo? uccidere l’autore della vita! E’ la scelta che compiamo anche noi ogni volta che preferiamo qualcosa che non sia Cristo, che non sia Dio, qualcosa che sia una semplice creatura e, in definiva noi stessi e il nostro ‘io’, mettendola prima del Signore Gesù, al posto della sua divina persona. Uccidiamo così l’autore della vita, colui che è la nostra vita! e ci diamo la morte. Il peccato è morte.

Ma proprio quella vita, uccisa e messa in croce, è diventata ‘la vera Vita’! “Io sono venuto    -aveva detto Gesù- perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). Dalla croce di Cristo è scesa sugli uomini e sul mondo la vita vera. Il profeta Zaccaria aveva annunciato: “In quel giorno vi sarà per la casa di Davide e per gli abitanti di Gerusalemme una sorgente zampillante per lavare il peccato e l’impurità” (Zc 13,1). Quella sorgente zampillante è il sangue di Cristo, il sangue e l’acqua usciti dal fianco di lui morto in croce (cfr Gv 19,34) a lavacro dei nostri peccati. Da un cattivo gesto dell’uomo, è venuta la salvezza per l’uomo: fu la risposta di Dio. ‘Tu mi metti in croce -sembra dirci Gesù- e io ti salvo; tu mi uccidi, e io ti faccio vivere; tu imporpori di sangue il mio corpo, e io col mio sangue ti lavo da ogni colpa’.

“Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto”, scrive l’apostolo Giovanni nel suo Vangelo (Gv 19,37) citando l’Antico Testamento (Zc 12,10), e ancor più ricordando il proprio sguardo, quando, sul Calvario, si trovò sotto la croce del Signore e lo guardò morente. Non volgeremo lo sguardo anche noi al Crocifisso, oggi in particolare, giorno del suo sacrificio? Non gli diremo: ‘Scusami, Signore, ho peccato contro di te? Ti ho trattato molte volte male, Signore; ti ho spesso preferito un qualche ‘Barabba’; perdonami! Cercherò di non offenderti più, perché vengono da me quei chiodi, quelle piaghe, quel sangue, quel tuo soffrire, quel tuo patire, quel tuo morire… Vengono da me!’. Diceva la verità il canto popolare che la gente dei nostri paesi innalzava al Crocifisso durante la processione del Venerdì santo, anni fa, con grande fede e profonda compunzione: “Peccati non più…, peccati non più…; son tanti coltelli al cuor di Gesù!”.

E dalla croce noi siamo guardati, Gesù ci guarda. Ci guarda con sguardo d’affetto e d’amore. Ci dice: ‘Non temere; sono qui perché l’ho voluto (cfr Gv 10,17-18); nessuno mi ha costretto a salire in croce, solo il mio amore mi ci ha portato. Solo perché ti voglio bene, e voglio bene all’umanità più che a me stesso, sono qui. Avevo bisogno di farvi certi e sicuri che vi amo, che vi amo molto, e per questo ho scelto la via più dura e la più dolorosa. Vi rivolgo le parole dell’antico profeta: “O voi tutti assetati venite all’acqua, chi non ha denaro venga ugualmente; comprate e mangiate senza denaro, e senza spesa, vino e latte” (Is 55,1). Non avete diritto -lo so- di accostarvi alla mia croce e di attingere salvezza proprio voi, che mi avete crocifisso; ma dove c’è amore non si parla più di ‘diritti’, c’è spazio anche per i ‘non diritti’. Venite a me, dunque, con la vostra sete e col vostro bisogno di essere salvati; col vostro amore, anche se piccolo, ma vero e sincero. Venite a me, perché il mio sacrificio non sia vano e resti inefficace. Vi desidero!’

Venerdì santo 2020: non più ‘Barabba’, ma Gesù!

don Giovanni Unterberger

Questa voce è stata pubblicata in Omelie di Don Giovanni. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.