23^ domenica dopo Pentecoste (forma straordinaria)

John Everett Millais – Ophelia – 1851-52

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(Fil 3,17-21;    Mt 9,18-26)

Belluno, chiesa di s. Pietro, 8 novembre 2020

C’è qualcosa che all’uomo è impossibile, ma che non è impossibile a Dio. A Cafarnao, in casa del capo sinagoga, c’era una ragazza morta; attorno alla casa si era ormai radunata molta gente, e, con la gente, i flautisti -ci ha detto il Vangelo- per dare luogo ai lamenti di circostanza, pratica che doveva esprimere il dolore e la partecipazione corale all’evento luttuoso. L’evangelista Marco, nel suo racconto del fatto, parla di trambusto, di strepito, di gente che piangeva e urlava (cfr Mc 5,38-39). Era successo qualcosa di irreparabile. Irreparabile sembrava essere anche la malattia dell’emorroissa, che da dodici anni soffriva di quel male; l’evangelista Marco, rispetto agli altri evangelisti solitamente più ricco di particolari, nota che quella donna era ricorsa a tutta una serie di medici senza ottenere alcun risultato; e che aveva speso l’intero suo patrimonio, ma inutilmente, anzi peggiorando (cfr Mc 5,25-26). Era quindi una malattia, la sua, diventata ormai cronica.

Due casi irreparabili per gli uomini, ma non per Dio, non per Gesù. Gesù risuscitò, Gesù guarì. Da dove la risurrezione? da dove la guarigione? Evidentemente da Gesù, ma che cosa permise che accadessero? Lo permise la fede di quel padre e di quella donna. Essi ebbero la capacità ci credere che quello che era loro impossibile, non lo sarebbe stato per Gesù; e l’uomo andò da lui a dirgli: “Mia figlia è morta, ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà”; e l’altra si disse: “Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita”. Fede, fede nell’impossibile! E’ quanto disse l’angelo a Maria nell’Annunciazione: “Nulla è impossibile a Dio” (Lc 1,37).

Abbiamo noi questa fede? Crediamo davvero che Dio sia onnipotente? Lo diciamo più volte nella Messa; al Confiteor: “Confiteor Deo onnipotenti…”; nel Gloria: “Domine, Deus, rex caelestis, Deu Pater omnipotens…”; nel Credo: “Credo in unum Dem, Patrem omnipotentem…”; ma ci crediamo? San Paolo si trovava in situazione di estrema difficoltà per il suo ministero di evangelizzatore: osteggiato, contraddetto, rifiutato, lapidato, cercato a morte, eppure disse: “Tutto io posso in Colui che mi dà la forza” (Fil 4,13); e si sentì dire dal Signore: “Ti basta la mia grazia” (2Cor 12,9). Crediamo noi che ci basti la sua grazia nel nostro cammino, nelle difficoltà, nelle sofferenze, nelle preoccupazioni, nelle paure…? Crediamo che il Signore sia capace di mantenerci sereni e fiduciosi anche là dove l’umana natura porterebbe a soccombere? L’apostolo Pietro ha camminato sull’acqua! (cfr Mt 14,28-29).

Dio è onnipotente, capace di portare salvezza ove tutto sembra compromesso, ove diresti: “nulla cambia; sarà sempre così; non c’è speranza…”. Dio può. Dio è capace di far sì che i fidanzati vivano continenti fino al matrimonio; che gli sposi si conservino fedeli l’uno all’altra tutta la vita; che i dissapori, i contrasti e le inimicizie per offese e torti ricevuti si ricompongano; che la vecchiaia, segnata da debolezza e malattia, sia vissuta in serenità, compresa la morte. Dio può. Insidia temibile è pensare che le cose grandi, altre ed elevate, la stessa santità, non siano possibili. Satana soffia su questa insidia; vuole farci convinti che possibili tali cose non sono; e che neanche Dio può; e così ci avrebbe già vinti, ci avrebbe precluso ogni cammino e ogni ascesa.

Il capo sinagoga di Cafarnao e l’emorroissa ci aiutino a credere nell’impossibile; ad essere certi dell’onnipotenza di Dio; sostengano dal cielo la nostra fede.

don Giovanni Unterberger

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