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(Prov 31,10-13. 19-20. 30-31; 1Tess 5,1-6; Mt 25,14-30)
Duomo di Belluno, 15 novembre 2020
Ci sono doni e doni, talenti e talenti. Non tutti i doni e i talenti sono della stessa qualità. Ci sono doni dati perché la persona che li riceve ne possa godere lei; così un gioiello, un vestito, un invito a pranzo, una vacanza. E ci sono doni, invece, che chiedono impegno, attività, lavoro alla persona a cui vengono fatti; chi riceve, ad esempio, la fiducia per un incarico sociale o politico, deve svolgerlo con impegno e solerzia a favore della comunità.
Di questo secondo tipo sono i doni e i talenti che il Signore ci dà: talenti non solo da godere, ma da trafficare e da mettere a frutto. Questo è molto bello, perché ci fa sentire attivi e protagonisti; non solo beneficiari, ma in grado a nostra volta di beneficare. E, oltre tutto, mentre i doni e i talenti ricevuti solo per noi ad un certo punto si consumano o, per lo meno, restano sempre così come sono, quelli ricevuti da trafficare crescono e si dilatano sempre di più, con sforzo ma anche con soddisfazione. Il Signore ci ha proprio voluto bene dandoci questo secondo tipo di talenti!
La mente non è solo per noi, per pensare ciò che serve a noi, ma pensare anche ciò che serve agli altri. Quante menti di scienziati e di ricercatori, in tutti i campi, nel corso dei tempi, si sono impegnate con passione per il bene e il progresso dell’umanità! Quello che vale per la mente vale per il cuore, capace di amare, di donare; vale per gli orecchi, capaci di offrire ascolto a chi ha bisogno di dare sfogo alla propria preoccupazione, al proprio dolore; vale per le mani, capaci di sorreggere e aiutare. E anche per tutto ciò che abbiamo: il tempo, la salute, le forze fisiche, i beni economici. Tutto è talento da trafficare.
E’ molto istruttiva la parabola (dobbiamo riconoscere che Gesù era proprio ispirato…), perché ci dice che il Signore distribuisce i suoi talenti in misura differente, ma che davanti a lui siamo tutti uguali, sia chi ha ricevuto cinque talenti, sia chi ne ha ricevuto due o uno solo; tutti, infatti, possiamo ricevere la medesima ricompensa: “prendi parte alla gioia del tuo padrone”, se ciascuno mette a frutto i propri talenti secondo le proprie capacità. Né chi ha più talenti e maggiori doti può vantarsi riguardo a chi ne avesse meno, perché non se li è dati da sé ma li ha ricevuti; semmai ha una misura maggiore di responsabilità nel trafficarli.
Tra tutti i talenti, noi cristiani, ne abbiamo ricevuto uno grande e prezioso: la fede. Talento da trafficare e da alimentare. Nel mondo i cristiani sono chiamati ad essere ‘sale’ e ‘luce’ (cfr Mt 5,13-14), ‘lievito’ che fa lievitare la storia (cfr Mt 13,33); abbiamo il compito di annunciare il Signore, di portare il suo pensiero, di rendere presente il suo stile di vita. Un giorno Gesù disse: “Quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?” (Lc 18,8). A noi è affidata la fede sulla terra, che sulla terra continui la fede. Le nostre contrade, l’Europa intera, è da tempo raggiunta da altre fedi; la fede musulmana prende sempre più piede e spazio; che fare? che cosa ci dice il Signore? Ci dice di rafforzare la nostra fede, di viverla con integrità, con assoluta fedeltà a lui e al suo Vangelo, non nel torpore, nella mediocrità e nell’abitudinarietà. Pena essere travolti.
L’ultima nota del brano evangelico contiene un avvertimento severo: sull’uso dei talenti sovrasta un giudizio. Non è la stessa cosa metterli a frutto o non metterli a frutto, metterli a frutto molto o metterli a frutto poco. Il servo che non fece fruttare il suo talento fu punito: “Toglietegli il talento che ha”, disse il padrone. Non siamo padroni, ma amministratori di quanto ci è stato affidato, e l’amministratore deve rendere conto. Via allora ogni stanchezza, ogni ignavia e pigrizia; con buona volontà lavoriamo con i doni che il Signore ci ha dato; e sentiremo anche noi, alla fine della vita, le sue parole amiche: “Bene, servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”, in paradiso.
don Giovanni Unterberger