24^ domenica dopo Pentecoste (forma straordinaria)

Salvador Dalí – Cestino di pane – 1945

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(1Ts 1,2-10;    Mt 13,31-35)

Belluno, chiesa di san Pietro, 15 novembre 2020

Padre Pio da Pietrelcina era un semplice frate cappuccino; non viaggiò, non fece nulla per farsi conoscere; visse tutta la vita a san Giovanni Rotondo, in un convento a pochi chilometri da dove era nato. Piccolo seme che crebbe diventando grande albero, alla cui ombra e tra i cui rami, cioè all’ombra della cui spiritualità, molte persone hanno trovato, e tutt’oggi trovano, vita, fede e speranza. Santa Zita era una ragazza di famiglia povera, andata a servizio in una famiglia nobile di Lucca; vi rimase come domestica fino alla morte, servendo con alacrità e impegno, e coltivando contemporaneamente la propria vita interiore. Divenne lievito di vita cristiana nella sua città, che la elesse a propria patrona, e alla cui figura ancor oggi i lucchesi si riferiscono, per crescere nella fedeltà e nell’amore al Signore. La storia della Chiesa è illuminata da un folto numero di persone che furono seme buono e lievito nella pasta: sono i santi. La santità è il lievito che fa lievitare il mondo.

Da quando Gesù è venuto sulla terra, vero seme e lievito buono, una cosa nuova è nata nel mondo; e quella cosa buona, quella realtà, che è il Regno di Dio, nuova umanità vivente di giustizia, di carità e di fratellanza, chiede di crescere, chiede di espandersi. In ogni uomo e donna il Signore ha posto un seme; anzi, ogni uomo e ogni donna è un seme del Regno, è lievito con dentro di sé capacità, doni e potenzialità che, se sviluppate e fatte crescere, portano beneficio e salvezza a molti.

Il Regno di Dio non ha ancora raggiunto tutto il mondo, e noi cristiani siamo chiamati ad estenderne i confini. Come? Con la nostra personale santità.  Una santità che continuamente va attinta dal Santo, da Cristo, il Figlio di Dio. Occorre che il seme del cristiano sia della stessa natura del seme originario; occorre che il lievito del cristiano sia il medesimo lievito di Cristo. Per questo è necessario guardare molto a lui, coltivare molto il rapporto con lui. Egli è capace di farci seme buono e fecondo, lievito efficace che fermenta la pasta.

Papa Benedetto XVI ebbe a dire che “la Chiesa non cresce per proselitismo, ma per attrazione”, parole che papa Francesco ha ripreso in un ‘Angelus’ domenicale, citando papa Benedetto. La fede si trasmette per testimonianza: “Sarete miei testimoni”, disse Gesù agli Apostoli nell’atto di salire al cielo (At 1,8); non la si trasmette tanto con le parole, con le lezioni, con le conferenze (anche queste sono utili, e talvolta necessarie), ma principalmente con l’esempio, con la vita. Guardando e vedendo, viene da imitare.

E dobbiamo fermamente credere che la nostra testimonianza cristiana ha una forza divina in sé; è resa da noi, semplici creature, ma in noi opera Dio. Dio si serve di noi, strumenti imperfetti, per compiere le sue opere. Non pretendiamo di vederne subito i frutti. Charles de Foucauld si ritirò nel deserto del Sahara, visse da eremita, lontano dal grande mondo. Visse tra i musulmani, senza operare chissà quali conversioni; non fondò nessuna Congregazione, pur desiderandolo, ma dopo la sua morte il suo esempio e la sua vita di fede furono ripresi e diedero origine ai ‘Piccoli fratelli’ e alle ‘Piccole sorelle’ di Gesù. Dopo la sua morte. Egli non vide nulla di ciò in vita! Può avvenire che l’esempio di genitori cristiani fiorisca e porti frutto nei figli quando essi sono già in cielo.

Il Regno di Dio è un piccolo seme e un po’ di lievito; questo siamo anche noi. Amiamo il Signore, viviamo secondo il Signore; e saremo una benedizione e motivo di salvezza per il mondo.

don Giovanni Unterberger

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