3^ domenica dopo Pasqua

Giovanni Bellini – Resurrezione di Cristo – 1475-1478

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(1Pt 2,1-19 ;   Gv 16,16-22)

25 aprile 2012, risalente a domenica 29 aprile 2012

Siamo nella Pasqua di Cristo, la realtà che ha immesso nella storia e nella vita di ogni uomo la vittoria di Cristo sul peccato e sul male, ma noi sentiamo ancora molto precaria e debole, molto insidiata, questa nostra nuova situazione di vita. La sentiamo ora vincere, ora perdere dentro di noi; la sentiamo ora che ci porta in su, ora che ci lascia cadere in basso.

“Ancora un poco e non mi vedrete, un po’ ancora e mi vedrete”, disse Gesù agli apostoli, parlando dell’alternanza di gioia e di dolore che avrebbe caratterizzato il loro rapporto con lui, facendo loro capire che la loro vita non sarebbe stata solo luce, ma sarebbe stata luce e tenebre; sarebbe stata tenebre e luce. Questa è la nostra esperienza anche dopo la Pasqua.

Che bello se la risurrezione di Cristo e la potenza della sua grazia avesse risolto tutto in noi, avesse estirpato ogni male dalla nostra vita, ci avesse messo al riparo da ogni fragilità e debolezza e ci avesse resi solo bene, solo virtù, solo santità! Invece che cosa ci ha detto l’apostolo Pietro all’inizio del brano della sua lettera che abbiamo ascoltato? Ci ha detto: “Carissimi, io vi esorto come stranieri e pellegrini ad astenervi dai desideri della carne che fanno guerra all’anima”.

Siamo ancora in guerra, ci avverte l’apostolo Pietro; la guerra, la lotta, il combattimento sono la condizione normale, quotidiana e continua della nostra vita finchè siamo stranieri e pellegrini quaggiù. “Combattimento è la vita dell’uomo sulla terra”, dice il libro di Giobbe (Gb 7,1 volg.); e il libro del Siracide avverte: “Figlio, se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione” (Sir 2,1).

Sì, specialmente se ci mettiamo a servire il Signore, se ci impegniamo a fare la sua volontà, ad amarlo con tutto il cuore, a voler essere del tutto suoi e come lui ci vuole, dobbiamo prepararci alla tentazione, alla lotta, alla fatica. Troppe cose ancora dentro di noi hanno bisogno di essere cambiate, estirpate, fatte diverse; e a tutto ciò che va ancora combattuto dentro di noi si aggiunge il combattimento che dobbiamo sostenere fuori di noi, contro lo spirito del male, Stana. E’ ancora l’apostolo Pietro, che in un altro passo della sua prima lettera ci dice: “Fratelli, siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede” (1Pt 5,8-9). C’è un leone che ci vuole mordere e divorare.

La prima cosa che dobbiamo fare, di fronte alla situazione che abbiamo fin qui descritta, è quella di accettare di dover combattere, è quella di riconciliarci con la nostra condizione di gente sempre in guerra. Non possiamo mai deporre le armi, non possiamo mai abbassare la guardia; ma accettiamo che sia così, e combattiamo. Una grande corona di gloria attende chi combatte e non desiste.

Sì, nel combattimento potrà succedere che veniamo anche colpiti, feriti, gettati a terra; quale esercito riesce solo e sempre ad avanzare, senza dover mai retrocedere e ripiegare? Ma noi ci riconciliamo anche con le nostre ferite, con le nostre perdite e sconfitte; è la seconda cosa da fare nel combattimento: non lasciarci scoraggiare dalle nostre debolezze e cadute, ma sempre rialzarci e ricominciare.

E la terza cosa da fare è credere e confidare tanto nella forza e nella potenza di Cristo risorto, che ha vinto il peccato, Satana e il male, ed è capace di trasmetterci e parteciparci la sua vittoria. C’è una bella affermazione di Gesù che mi è sempre piaciuta e che ci dà speranza: “Il principe di questo mondo, Satana, non ha nessun potere su di me” (Gv 14,30). E se Satana non ha nessun potere su Gesù, non ce l’ha neanche sugli amici di Gesù, neanche su coloro che si tengono uniti e stretti a lui. Teniamoci uniti e stretti a Gesù con la preghiera, col ricorso a lui in ogni momento di lotta e di combattimento, e vedremo con stupore e con gioia che la vittoria sarà nostra; o, meglio, di Gesù in noi.

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