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(Ef 4,1-6; Mt 22,34-46)
Domenica 9 ottobre 2022, risalente al 15 settembre 2013
L’apostolo Paolo, in tutte le sue lettere che inviò alle comunità cristiane sorte all’indomani della morte e risurrezione di Gesù, tocca un tema preciso, il tema della comunione e dell’unità dei fedeli tra di loro. Tema di oggi e tema di allora; tema di sempre; tema dell’uomo.
Nel brano della lettera agli Efesini, che ci è stato ora proclamato, l’apostolo ci fa fare un’operazione mozzafiato, ci porta e ci trasferisce in un’aria così rarefatta da farci venire meno il respiro, da farci sentire spaesati, perché non siamo abituati a quegli orizzonti, a quelle altezze, a quelle profondità. Pochi, oserei dire nessuno ci ha parlato di unità nei termini in cui ci parla Paolo qui.
Paolo porta i motivi per cui i cristiani devono essere “uno”, una cosa sola tra di loro.
Già il buon senso e la ragione umana ci offrono molti motivi per vivere uniti, per coltivare l’unità e non farci guerra gli uni con gli altri. In stato di guerra, di competizione, di chiusura al fratello, alla sorella – ci dice la ragione – , si sta male.
Il fratello, la sorella – ci dice la ragione – è un valore; può essere che sia un valore difettoso, anzi lo sarà certamente, perché non c’è nessuno a questo mondo senza difetti, però è un valore. E vale la pena – ci dice la ragione – più apprezzare il bene che c’è nel fratello, nella sorella, che concentrarsi e lasciarsi prendere e vincere dai suoi difetti.
Questi ed altri motivi ci suggerisce la ragione per cercare l’unità e la comunione, ma Paolo alza il tiro, ci fa volare.
Dice: “Vi esorto a conservare l’unità tra voi, perché siete un solo corpo; perché avete in voi lo stesso spirito; perché siete chiamati tutti alla stessa speranza; perché avete tutti un unico Signore; perché condividete la stessa fede; perché siete stati battezzati con il medesimo battesimo; perché siete figli dell’unico Padre, Dio, il quale è presente in tutti e agisce per mezzo di tutti”.
Sono, queste, motivazioni molto più alte di quelle offerte dalla semplice ragione umana; sono motivazioni spirituali, che hanno una forza in se stesse grandissima, molto più grande della forza delle motivazioni umane; solo che noi, purtroppo, siamo tanto poco avvezzi alle cose spirituali; le cose spirituali ci prendono poco, hanno poca incidenza e poca presa su di noi. Noi siamo tanto ripiegati sulle cose materiali, e le cose spirituali ci suonano lontane; ci parlano poco.
“Il mio popolo è duro a convertirsi – si lamenta Dio nel libro di Osea – chiamato a guardare in alto, nessuno sa sollevare lo sguardo” (Os 11,7).
Siamo un corpo solo, il corpo di Cristo, dice san Paolo. Siamo membra di quel corpo che ha Cristo come capo. Se ci dividiamo tra noi, noi spacchiamo il corpo di Cristo, facciamo a pezzi Cristo stesso (1Cor 1,13). Vorremo fare a pezzi Cristo? Pur di non fare a pezzi Cristo, staremo uniti.
Noi abbiamo in noi, dice san Paolo, tutti il medesimo spirito, lo Spirito Santo. Lo Spirito Santo è l’amore, è l’amore di Dio, l’amore con cui Dio ama. Abbiamo in noi questo Amore, che è forte, potente, invincibile, che ci spinge gli uni verso gli altri fino a renderci capaci di dare la vita gli uni per gli altri. Siamo chiamati ad assecondare questo Spirito, questo Amore; ad ascoltarlo, a favorirlo, a lasciarlo agire. Egli ci unisce. E noi, pur di non spegnere in noi lo Spirito Santo, e privarci di questo Amore, vogliamo restare uniti.
Noi tutti condividiamo la stessa fede, dice san Paolo. Che cos’è la fede? La fede è il cammino verso Dio. Condividere la stessa fede vuol dire camminare sulla stessa strada, avere la stessa meta spirituale, affrettarsi tutti verso Dio, unico traguardo per tutti. Avere il medesimo orientamento e la medesima direzione di cammino tiene uniti i viandanti, coloro che camminano. La stessa fede ci fa “uno” tra noi. Allora, pur di non venire meno e decadere dalla fede, vogliamo restare uniti.
Noi siamo stati battezzati tutti con lo stesso battesimo, dice Paolo. Il battesimo immerge il battezzato in Cristo. Noi tutti siamo stati immersi in Cristo, uniti a Cristo, inseriti in lui. Noi non siamo rami staccati, ma siamo tutti innestati nell’unico tronco, nell’unico albero che è Cristo, che fa di noi una cosa sola. Uniti in Cristo, riceviamo tutti da lui la stessa linfa, la stessa vita, la vita di Cristo. Siamo uniti tra noi dalla vita di Cristo. Noi, allora, per non staccarci da quell’albero e perdere quella vita, vorremo restare uniti.
Noi tutti siamo figli di un unico Padre, Dio, dice Paolo. Da lui tutti veniamo; lui è la nostra sorgente, la nostra comune origine, la nostra comune radice. Dividerci tra noi vorrebbe dire spaccare la radice da cui veniamo, rifiutare la sorgente che ci dà vita, condannarci a morire. Rompere la fraternità è ferire la paternità, è allontanare da noi la paternità di Dio. Ma noi vogliamo restare “figli”, figli di Dio, e pur di restare figli di Dio, faremo di tutto per restare uniti tra noi.
Ecco gli altissimi motivi che Paolo ci presenta e ci ricorda per vivere la comunione e l’unità. Sono motivi spirituali, non così vicini alla nostra sensibilità immediata, ma dobbiamo saperli approfondire; dobbiamo saperne cogliere tutta la forza e la potenza, e porli a fondamento del nostro vivere da fratelli. Se li avremo approfonditi e capiti e se cercheremo di lasciarci guidare da essi, diventeremo capaci di una fraternità e di una comunione a tutta prova; saremo capaci di comunione piena, totale e assoluta.
don Giovanni Unterberger
