17^ domenica dopo Pentecoste

Barbieri Giovanni Francesco detto Il Guercino – Re David – 1768 ca

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(Ef 4,1-6;   Mt 22,34-46)

Domenica 24 settembre 2023, risalente al 5 ottobre 2014

Gesù non aveva vita facile. Percorreva la Galilea, istruiva le folle, insegnava il pensiero di Dio, ma era tallonato dai farisei, dai dottori della legge. Costoro lo ascoltavano, mescolati in mezzo alla gente, e dissentivano profondamente dal suo pensiero; lo sentivano un contestatore di troppe cose, un nemico e un corrompitore della fede ebraica. Lo sorvegliavano a vista, era per loro un pericolo da arginare, e di cui, se possibile, sbarazzarsi. Ma come fare? La via più praticabile era quella di coglierlo in fallo, di fargli dire qualcosa che andasse chiaramente contro la legge di Mosè, e poterlo quindi accusare; denunciarlo al tribunale supremo del Sinedrio, e farlo morire.

Ecco che allora i farisei e i dottori della legge gli pongono quesiti, quesiti sulla legge di Mosè, sulle consuetudini religiose degli antichi padri, costringendolo a rispondere e a compromettersi. Abbiamo sentito ora nel Vangelo: “I farisei si riunirono insieme, e un dottore della legge gli domandò, per metterlo alla prova: «Maestro, nella legge qual è il più grande comandamento?»”.

“Per metterlo alla prova”, cioè con l’intento di fargli dire qualcosa di cui accusarlo.

Tra i grandi comandamenti della legge di Mosè c’era il riposo del sabato, giorno sacro a Dio; c’era l’obbligo della circoncisione l’ottavo giorno dalla nascita per ogni figlio maschio, in segno dell’alleanza col Signore; c’era il divieto assoluto di nominare il nome di Jahweh, per evitare di nominarlo invano, e quindi di profanare quel nome santissimo. Ma poi c’era l’obbligo di mangiare solo certi cibi; di lavarsi le mani e le braccia fino al gomito prima di prendere i pasti; di pagare la decima sulla menta, sull’aneto e sul cumino, e numerose altre prescrizioni: 613 in tutto.

“Qual è allora, secondo te, Gesù di Nazareth – gli chiedono -, il più grande comandamento della legge?”

Gesù, nella risposta, esce da ogni schema; esce dallo schema che hanno in mente e da cui sono irretiti i farisei e il dottore della legge. Gesù non sceglie uno tra i 613 comandamenti della legge: grosso problema, terreno molto scivoloso, su cui sarebbe potuto facilmente venire contraddetto e contestato dai farisei e dal dottore della legge. Ma va alla sostanza, al cuore della legge; va a ciò che deve innervare ogni comandamento; ciò senza cui ogni comandamento della legge non avrebbe ‘anima’, non avrebbe senso vero; sarebbe pura e semplice formalità; legge appunto; e non vita.

La risposta di Gesù è lapidaria e chiara: “Il più grande comandamento è: ‘Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente!’ E il secondo poi è simile a questo: ‘Amerai il tuo prossimo come te stesso ‘. Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti”.

Dunque: non il sabato, non la circoncisione, non il divieto di nominare il nome di Jahweh, non le abluzioni prima dei pasti, non il pagamento della decima, e quant’altro, ma l’amore; amore! Amore a Dio e al prossimo.

Che sarebbe l’osservanza del sabato, se non fosse espressione d’amore? E che sarebbe la circoncisione, il rispetto del nome di Jahweh, il pagamento della decima, e ogni altro comandamento della legge, se non fossero atti d’amore? Solo l’amore conta! L’amore è la legge!

Il cristiano discepolo di Gesù, che ha ascoltato e che vive la parola di Gesù, vive d’amore, fa tutto per amore, mette amore in tutto ciò che fa. Non fa le cose per abitudine; non fa le cose perché sono da fare; non le fa perché sono il suo dovere, e perché se non le fa si sente in colpa, e magari viene anche rimproverato da qualcuno, ma fa le cose per amore; per amore a Dio e ai fratelli.

L’amore è l’anima vera da mettere in ogni azione. Non è la routine che ci deve comandare, né l’abitudine a doverci determinare. Routine e abitudine tendono a investire lo scorrere delle giornate; a togliere contenuto, valore e bellezza ai rapporti tra le persone; a rendere piatto e insignificante tutto ciò che si fa. Perfino il rapporto con Dio, la preghiera, è a rischio di routine e di abitudine; rischia di essere cosa “solita” e “dovuta”, per legge.

Non siamo fatti per vivere sotto una legge, per quanto giusta, buona e santa; siamo fatti per amare, per donare noi stessi, per dare a ogni azione che compiamo un contenuto eterno. Eterno è solo l’amore.

don Giovanni Unterberger

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