4° Domenica di Pasqua

(At 2, 14a.36-41;   1Pt 2, 20b-25;   Gv 10,1-10)

Duomo, sabato 10 maggio 2014

Non ho in mente un altro personaggio della storia che abbia detto di sé ciò che disse di sé Gesù: “Io sono la porta”, io sono la porta che apre e introduce alla vita, a una vita vera, grande e abbondante. Una “porta” così, una porta sulla vita, ci è utile, ci è importante, ci è interessante.

Noi siamo già nella vita, e ci parrebbe, almeno in certi casi e in certi momenti, che ci basterebbe questa vita; tanto che a fatica la lasciamo, e non vorremmo mai andarcene. Ma questa vita, in realtà, mostra tutti i suoi limiti, i suoi difetti e le sue pesantezze. Noi sentiamo, nel profondo di noi, il bisogno e il desiderio di un’altra vita, di una vita di altra qualità. Una vita di altra qualità che si potesse vivere già qui, e non solo dopo questa vita terrena.

C’è una “porta” per quest’altra vita? Per questa vita di altra qualità? Per una vita di altra qualità che si potesse vivere già fin da quaggiù, e, poi, per l’eternità?

Io sono la porta –  dice Gesù -; se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà ed uscirà e troverà pascolo. Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”.

Gesù è la “porta” spalancata su quest’altra vita, su di un modo diverso di vivere. Leggendo i Vangeli noi vediamo la vita di Gesù. Essa era davvero una vita diversa dalla nostra. La nostra vita è spesso triste, impelagata in tanti problemi e cose che ci affliggono; la sua vita era una vita serena, fiduciosa, addirittura gioiosa. Non mancavano a Gesù le difficoltà, le fatiche, le ostilità, le persecuzioni, ma Gesù viveva la sua vita nella pace, abbandonato nelle braccia del Padre.

Gesù non era arrabbiato con nessuno, non era avido di ricchezze; non cercava onori e successo per sé; era capace di ospitalità nel suo cuore, ospitalità per tutti, per i poveri, per gli esclusi dalla società, per i peccatori, perfino per i suoi nemici e persecutori. Era sereno, Gesù; era positivo, incoraggiante, capace d’incontro e di comunione.  Egli è la “porta” su questo tipo di vita, su una vita buona così. “Se uno entra attraverso di me, troverà pascolo”, dice Gesù; troverà il pascolo di questa vita.

E dopo una vita vissuta quaggiù in questo modo, chi entra attraverso Gesù-porta, entra nella vita eterna, fatta di gioia, di pienezza e di felicità.

Ora ci domandiamo: c’è una chiave che apre questa “porta”, la porta che è Gesù? Sì, la chiave c’è: è il desiderio. Possiede la chiave della porta-Gesù colui che desidera Gesù, colui che lo vuole, colui che lo cerca, colui che gli dà tempo per ascoltarlo, colui che mette impegno per seguirlo.

E, grande sorpresa! Chi aziona questa chiave trova che quella porta non è difficile da aprire, è già aperta, è spalancata! Gesù-porta è porta spalancata; è addirittura porta che chiama, che invita, che aiuta a entrarvi! Gesù-porta ci vuole; ci vuole in sé, perché egli sa che solo in lui noi troveremo la vita vera, la vita di qualità; e la troveremo in abbondanza!

O voi tutti assetati venite all’acqua, dice il Signore; chi non ha denaro venga ugualmente; comprate e mangiate senza denaro e senza spesa vino e latte. Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro patrimonio per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone, e gusterete cibi succulenti. Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e voi vivrete” (Is 55,1-3).

 

Gesù-porta ci chiama; non restiamo fuori di questa porta! Fuori di questa porta c’è scarsità di cibo, c’è cibo che non sazia, c’è freddo, c’è buio, c’è mancanza di vita. Solo nei pascoli di Gesù-porta c’è ciò di cui il nostro cuore ha bisogno e a cui profondamente anela. La porta è già aperta, è spalancata; entriamoci con gioia!

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