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(Col 1,12-20; Gv 18, 33-37)
Belluno, chiesa di s. Pietro, 29 ottobre 2017
Pilato dovette essere rimasto sconcertato davanti alla risposta di Gesù. Gli aveva chiesto: “Tu sei re?”, e Gesù gli aveva risposto: “Sì, sono re”. ‘Ma come sei re?’. avrà pensato Pilato. Re di quale regno può mai essere costui? Non ha soldati, non ha eserciti, non ha truppe; dove sarà mai il suo regno? quali i suoi confini? Costui è un pazzo, è un megalomane: farnetica…! “Io sono re -disse calmo Gesù- il mio regno non è di questo mondo; il mio regno è diverso da tutti i regni di questo mondo. Io sono re!”.
Un giorno Gesù aveva detto: “Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32). La gente non aveva capito. Gesù stava parlando della sua crocifissione, e la gente non capiva. Quell’essere ‘innalzato’ non era glorificazione umana, non era ascesa a chissà quale dignità o potere di questo mondo; era l’innalzamento doloroso e infamante sul palo di una croce. Innalzamento di croce! E su quel palo di croce sarebbe stata posta nientemeno che una scritta regale: “Gesù Nazareno, re dei Giudei” (Gv 19,19)!
“Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me”. Dalla croce sarebbe uscita una forza grande di attrazione. In un’altra occasione Gesù aveva parlato di re e di regni; aveva detto: “I capi delle nazioni -voi lo sapete- dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere” (Mt 20,25). Gesù sottolineava l’aspetto di oppressione, di dominio e di sfruttamento che spesso segna, purtroppo, l’esercizio del potere umano, il potere dei re di questo mondo. Gesù invece disse di sé: “Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me”.
L’uomo che guarda a Cristo in croce, e pensa a ‘chi’ sia colui che è in croce: l’uomo-Dio; l’uomo che considera il ‘perché’ quell’uomo-Dio sia in croce: per il perdono e per la remissione dei peccati del mondo; e riflette sull’ ‘amore grande’ che ha spinto quell’uomo-Dio a lasciarsi mettere in croce… l’uomo che contempla ciò si sente attratto, attirato verso quell’uomo-Dio, verso il Crocifisso, e si lascia conquistare da lui. Dio sapeva che l’uomo non si lascia vincere dalla forza, dalla potenza, dalle armi, si lascia vincere invece dall’amore, dalla bontà, ed allora ha voluto dare all’uomo il segno e la prova suprema dell’amore e della bontà: ha sacrificato il proprio Figlio sulla croce per noi. “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito”, esclama l’evangelista Giovanni (Gv 3,16).
Chi entra nel duomo di Cividale del Friuli può ammirare, sulla parete della navata sinistra, un meraviglioso grande crocifisso ligneo del 1200, che porta sul capo non una corona di spine, ma una preziosa corona regale, opera finissima di oreficeria, in metallo dorato costellato di gemme e diamanti. E’ il segno della fede nella regalità del Crocifisso, nel Cristo che regna dalla croce, e che dalla croce, e con la croce, attrae a sé gli uomini e si crea il suo regno.
Noi siamo sudditi di un re buono, di un re d’amore; sudditi che liberamente si lasciano conquistare da quel re, e vogliono obbedirgli in tutto e per tutto.
“Sii tu, o Signore crocifisso, il nostro re, il nostro sovrano, colui al quale offriamo il dominio del nostro cuore e della nostra vita; nulla di noi, più, sia sottratto a te”.
don Giovanni Unterberger
