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(Is 35, 1-6a.8a.10; Gc 5,7-10; Mt 11, 2-11)
Duomo di Belluno, 15 dicembre 2019
“Andate a riferire a Giovanni -disse Gesù ai discepoli che il Battista gli aveva inviato- che “i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo”. Era come dire: ‘Riferite a Giovanni che è arrivato il Messia, e con lui la salvezza, la speranza e la gioia.
Oggi, terza domenica d’Avvento, siamo invitati a gioire L’antifona d’ingresso, che non abbiamo recitato perché sostituita dal canto d’inizio, dice: “Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino”. Il cuore dell’uomo ha bisogno di allegrezza, di gioia; e Dio, nella sua bontà, dissemina il cammino dell’uomo di gioie terrene, che vengano a temperare la fatica e la durezza del vivere quotidiano. Le conosciamo queste gioie; in genere sono piccole, ma tanto necessarie.
Oltre ad esse, il Signore ci riserva una gioia più grande, più sicura e più duratura: la gioia di se stesso, della sua persona, della sua presenza. L’antico salmista doveva aver sperimentato tale gioia, per scrivere: “Cerca la gioia nel Signore” (Sal 37,3). Dove cerca l’uomo la gioia? Solitamente in linea orizzontale, nelle cose, nelle persone, negli eventi. Dio non ha nulla contro ciò, quando le gioie sono buone, sane, vere, e non fallaci. Ma: “Cerca la gioia nel Signore”, esorta il salmista; cercala anche in linea verticale.
Il Signore è veramente fonte e sorgente di gioia? L’abbiamo talvolta sperimentato: una celebrazione solenne, fatta bene, vissuta con fede, che ci ha fatto sperimentare il divino, ci ha messo gioia nel cuore. Momenti di preghiera, di meditazione della Parola di Dio, di adorazione dell’Eucaristia ci hanno resi contenti. Gesti di bontà, di aiuto, di soccorso e di servizio al fratello, nel quale abbiamo visto Gesù, ci ha fatti stare bene dentro. L’aver detto di ‘sì’ al Signore, vincendo una tentazione di peccato, ci ha dato una gioia grande, quasi incontenibile.
Sì, il Signore è fonte di gioia; e, se analizziamo la nostra esperienza, riconosciamo che la gioia, quando l’abbiamo cercata nel Signore, è stata una gioia particolare, di sapore e qualità diversi da quelle puramente umane; una gioia grande, appagante il cuore fin nel più profondo; una gioia che veniva direttamente da Dio.
“Esulto di gioia all’ombra delle tue ali”, dice il salmo 63; “la mia gioia è nel Signore”, esclama il salmo 104; “gioisca il cuore di chi cerca il Signore; cercate il signore e la sua potenza, cercate sempre il suo volto”, esorta il salmo 105; “gioia per quelli che ti cercano, Signore”, assicura il salmo 70; e il salmo 34: “guardate a lui e sarete raggianti”. Dio è davvero capace di essere gioia al cuore dell’uomo! Lo è l’uomo all’uomo, non lo sarà Dio all’uomo? lui che ha creato il cuore dell’uomo?
Ecco l’invito della Liturgia di oggi: cercare il Signore per essere lieti. “La mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”, dice Gesù (Gv 15,11). Cercare Dio, cercare il suo volto; compiere la sua volontà, desiderare di essergli graditi, osservare le sue leggi e i suoi comandamenti; vivere alla sua presenza, godere della sua compagnia, offrirgli ciò che siamo e facciamo; tenerlo vivo all’orizzonte delle nostre giornate: ecco la via alla gioia, alla gioia in linea verticale, dimensione capace di sostenere anche qualora le gioie in linea orizzontale venissero a mancare e ci lasciassero in grande aridità.
E’ Dio la grande gioia dell’uomo! Cerchiamo Dio; cerchiamolo sempre di più, cerchiamolo senza stancarci, cerchiamolo con fiducia: non resteremo delusi.
don Giovanni Unterberger