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( Ez 37,12-14; Rm 8,8-11; Gv 11,1-45)
Duomo di Belluno, 29 marzo 2020
Poche pagine evangeliche lasciano intravedere al vivo l’umanità di Gesù comprese le sue pieghe psicologiche, emotive ed affettive del suo animo, come la pagina della risurrezione di Lazzaro ora ascoltata. Alcune pennellate sono particolarmente forti: ammalatosi Lazzaro, le sorelle Marta e Maria mandano ad avvisare Gesù: “Signore, colui che tu ami è ammalato”; usano il verbo ‘filèo’ (φιλέω); dicono, alla lettera: ‘colui che ti è amico, colui di cui tu sei amico, è ammalato”. Gesù, capace di sentimenti di amicizia…
Alcuni versetti dopo l’evangelista nota: “Gesù amava Marta, sua sorella, e Lazzaro”; usa il verbo ‘agapào’ ( ̓αγαπάω), il verbo dell’amore perfetto, dell’amore più intenso che ci sia, e insieme dell’amore totalmente oblativo. Gesù voleva bene a questi tre amici in un modo così alto e così pieno!
Quando poi egli si trova davanti a Maria in pianto, e davanti al pianto di tutti i presenti, si commuove profondamente: “si commosse profondamente -dice l’evangelista- e fu molto turbato”; per scoppiare infine in pianto davanti alla tomba dell’amico morto. Il testo dice propriamente: ‘scoppiò in lacrime’, lasciando immaginare al lettore il volto sofferente di Gesù bagnato e rigato di lacrime.
Questo è Gesù, questo è il suo cuore. Cuore che ama in tale modo anche noi. Quel cuore ora è in cielo, cuore di Cristo risorto; ma non è che perché è in cielo ed è un cuore risorto, esso abbia perso l’intensità e la profondità umana dell’amore che aveva qui in terra; semmai l’ha accresciuta. La risurrezione non mortifica l’umano, ma lo compie, lo perfeziona, lo sublima. Così siamo amati dal Signore! Con un amore di tenerezza, di compassione, di compartecipazione.
“Lazzaro, vieni fuori!”, gridò Gesù a gran voce davanti alla tomba del morto. Lazzaro era davvero morto; “è lì da quattro giorni”, fa osservare Marta. Era convinzione presso gli ebrei che l’anima del defunto si aggirasse per tre giorni attorno al corpo dopo la morte, ma che al quarto giorno l’abbandonasse definitivamente. Gesù però, con la potenza del suo amore, ridiede la vita a quel morto, e Lazzaro uscì dalla tomba, “piedi e mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario”.
L’amore di Gesù non può lasciare nella tomba nessuno di noi; non solo nella tomba che ci accoglierà un giorno, terminata questa vita terrena, sepolcro dal quale ci farà risorgere; ma neppure dalle molte tombe in cui per la nostra debolezza e, alle volte, per la nostra stoltezza, cadiamo. “Vieni fuori!”, egli ci dice, chiamandoci per nome; vieni fuori dalla tomba delle tue paure, dei tuoi scoraggiamenti, delle tue tristezze; non lasciarti paralizzare da esse; aggrappati a me, che ti so dare speranza e fiducia. Vieni fuori dalla tomba dei tuoi difetti, delle tue cattive abitudini che ti appesantiscono la vita e ti fanno scontento; ricorri alla mia forza, alla mia potenza, essa è grande, è capace! E vieni fuori dal sepolcro del tuo peccato, affidandoti alla mia misericordia e al mio perdono, ricorrendo al salutare sacramento della Riconciliazione.
Il Signore Gesù è un Dio ‘liberatore’; non c’è fascia e benda mortale che egli non sappia sciogliere, non c’è catena che egli non riesca spezzare. Solo ascoltiamo la sua voce, lasciamoci chiamare; egli ci chiama alla vita!
don Giovanni Unterberger