Domenica delle Palme

Caravaggio – Cattura di Cristo – 1602

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(Is 50,4-7;  Fil 2,6-11;  Mt 26,14 – 27,66) 

Belluno, 5 aprile 2020

Dove è giusto e ha senso che guardi il cristiano? Non forse a Cristo, se è ‘cristiano’, se esiste inserito in lui ed è suo membro? Il girasole guarda verso il sole, il bimbo piccolo guarda verso la mamma, e il cristiano guarda verso Cristo, perché da Cristo egli riceve quanto il girasole riceve dal sole e il bambino piccolo dalla mamma, anzi di più! Da Cristo il cristiano riceve piena salvezza!

Con la domenica delle palme inizia la Settimana Santa, la settimana che più di ogni altra settimana dell’anno ci mette davanti Gesù, e nella quale il cristiano, il credente, guarda più di sempre al suo Signore. Vi guarda con stupore, con pentimento e con amore.

Con stupore. Chi è colui che patisce e va in croce? e per chi egli patisce e va in croce? E’ l’uomo più buono del mondo, l’uomo più giusto di tutta la storia; è colui che non ha fatto nulla di male e anzi solo del bene; colui che non merita affatto condanna e morte. Ed è addirittura il Figlio di Dio fatto uomo, l’Eterno e l’Infinito entrato nel mondo. E patisce e va in croce per l’uomo, piccola e povera creatura; creatura peccatrice e ingrata, che avrebbe meritato solo punizione e castigo. La condanna non colpisce il colpevole, bensì l’innocente! Stupore infinito…

Il cristiano guarda a Cristo, in questi giorni, con particolare pentimento e dolore. Egli sa di essere la causa di quella sofferenza, di quel patibolo. L’apostolo Pietro nella sua prima lettera lo dice espressamente: “Cristo portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce” (1Pt 2,24), eco di quanto già l’antico profeta aveva dichiarato: “Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità” (Is 53,5). Sono i nostri peccati ad aver crocefisso il Signore, ad averlo colpito con i flagelli, ad averlo coronato di spine, ad averlo spinto su lungo il Calvario, ad averlo denudato delle vesti e, ancora non paghi, ad avergli aperto il fianco con la lancia.

Che cosa offriremo al Signore in riparazione di quanto compiuto? Forse sacrifici e olocausti di capri e montoni? “Uno spirito contrito è sacrificio a Dio -dice il salmo- un cuore contrito e affranto tu, o Dio, non disprezzi” (Sal 51,19). Questo è il sacrificio che il Signore ci chiede: il nostro pentimento, le nostre lacrime sincere. ‘Sì, o Signore, ti chiediamo perdono’. Non ci è possibile far sì che quanto abbiamo compiuto non sia stato compiuto, ma giunga al Signore il nostro pentimento, la fiducia nel suo generoso perdono, e il nostro amore.

In questi giorni di Settimana Santa il cristiano sente il bisogno di volere particolarmente bene al Signore, e di nutrire in cuore un amore più grande di sempre per lui. Egli lo merita. Siamo stati amati senza limiti e senza misura. “Mentre noi eravamo ancora peccatori -esclama san Paolo-  Cristo morì per gli empi. Ora a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” (Rm 5,6-8). Siamo stati amati da un cuore stupendo, meraviglioso, dolcissimo, pazientissimo, divino… Come non riamare? Come restare insensibili? No, non più freddezza, apatia e indifferenza, ma cuore caldo, affettuoso, amante! “Concentriamoci tanto addentro nel divino amore -invitava san Filippo Neri- ed entriamo tanto dentro nella piaga del costato, così da annegarvi noi stessi e non ritrovare più la strada per venirne fuori”. Amare chi ci ha amati!

Guardiamo a Gesù in questa settimana. Non stacchiamo lo sguardo del cuore da lui, come il girasole non lo stacca dal sole, e il bambino piccolo dalla mamma; vivremo giorni di privilegio.

don Giovanni Unterberger

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