Sobrietà

La parola sobrietà penso d’averla udita per la prima volta solo al primo o secondo anno della scuola superiore; prima mai. In famiglia questa parola non era di casa, benché di casa fosse il suo contenuto, la sua sostanza. C’era sobrietà nel cibo, nel vestito (ci passavamo i vestiti dai fratelli maggiori ai più piccoli); c’era sobrietà nel dormire (la mamma ci faceva alzare presto al mattino), c’era sobrietà nei doni e nei regali per le feste di compleanno… Non ci mancava nulla, avevamo tutto, ma tutto era misurato, nella misura giusta. Ed eravamo contenti. Forse nel vivere senza eccessi, senza rincorrere chissà che cosa, chissà quali sogni di grandezza e di ricchezza, c’è pace e quiete del cuore.

In effetti, la sobrietà è un valore, e corrisponde profondamente alla natura dell’uomo, perché dentro la natura dell’uomo è inscritto l’ordine, la misura, l’armonia; tutto ciò che è ‘troppo’, e quindi non è sobrietà, non le è consono e le fa del male. Siamo tutti d’accordo che eccedere nel mangiare, nel bere, nel divertirsi, e nello stesso lavorare… non fa bene. Est modus in rebus, diceva il poeta latino Orazio, “ci dev’essere misura nelle cose”; e continuava: “vi sono determinati confini al di là e al di qua dei quali non può esservi il giusto”. Io devo confessare, ad esempio, d’aver preso più di una contravvenzione per eccesso di velocità…, a bordo della mia pur non potentissima automobile!

Se la sobrietà è da tutti sentita come cosa giusta, non è altrettanto facile viverla. Dentro l’uomo c’è un istinto che lo spinge ad oltrepassare e violare i limiti; gli antichi greci lo chiamavano ybris, senso di orgogliosa potenza, e lo descrivevano nel mito di Icaro che, per volare, s’era costruito delle ali e se le era attaccate con la cera; preso dall’ebbrezza di volare sempre più in alto, s’era avvicinato così tanto al sole che la cera si sciolse, ed egli precipitò in mare, annegando. Ogni eccesso, ogni mancanza di sobrietà, dopo aver regalato ebbrezza, godimento e senso di potere, fa cadere l’uomo in uno stato di disordine, di degrado e di sofferenza.

La sobrietà è figlia di un grappolo di virtù, non esiste da sola. E’ necessaria forza d’animo per essere sobri; è necessaria la virtù della temperanza, ed è indispensabile il dominio di sé, la capacità di mortificare ciò che vorrebbe portarci oltre, al di là del giusto. C’è in noi un sesto senso che ci avverte e ci fa capire quando stiamo per esagerare, una specie di campanello d’allarme che ci dice: ‘Fermati!’. Stai per parlare troppo, e magari male di qualcuno? ‘Fermati’! Stai per voler possedere troppi beni, troppe cose, troppi vestiti, troppi gioielli, troppi divertimenti? ‘Fermati’! Stai per cercare un piacere che è esagerato e non è più buono ma lussurioso? ‘Fermati’!

In un’automobile è necessario l’acceleratore, ma altrettanto necessari sono i freni; senza i freni si rischia di finire in un burrone. Quante persone si sono rovinate per mancanza di sobrietà! E oggi anche il creato, l’ambiente in cui viviamo donatoci bello dal Signore, è a rischio di degrado per la corsa sfrenata dell’uomo a sfruttare e a consumare.

Ma c’è un ambito, un settore, in cui la sobrietà può aprirsi al di più, ed è l’ambito della carità. Della carità verso Dio, anzitutto. Quando potremmo dire di amare Dio abbastanza, in misura giusta? Misura giusta non è forse amarlo ‘senza misura’? Egli ci ha amati senza misura: si è fatto uomo ed è salito in croce per noi; “è morto per noi empi”, dice san Paolo. “A stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” (Rm 5,6-8).

E poi la carità verso i fratelli; anche qui la misura dev’essere abbondante. Gesù ha elogiato la vedova che versò nel tesoro del tempio, pur nella sua povertà, quanto aveva per vivere (cfr Lc 21,1- 4). Certo, occorre discernimento per capire e conoscere la misura giusta dell’amore ai fratelli; Gesù ci ha dato una massima aurea in proposito: “Ama il prossimo tuo come te stesso” (Mc 12,31). Abbiamo dei doveri anche verso di noi, doveri che, per volontà di Dio, dobbiamo rispettare; ma la vera sobrietà nella carità è una sobrietà generosa.

Don Giovanni Unterberger

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